Nel mio mestiere o arte scontrosa

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Archivi Categorie: letteratura

Il più grande peccato dei nostri tempi

torure iraq

Sto cominciando a pensare che sia il più grande peccato dei nostri tempi.

Sapere e fingere di non sapere per non essere disturbati in alcun modo.

Capite cosa sto dicendo?

Io sapevo, Oh, le cose che sapevo.

E non ho fatto niente. Potete immaginare il sapere… il sapere che un uomo sta torturando una bambina nel vostro seminterrato e voi continuate a vivere come se niente fosse? Sapere che sta succedendo proprio sotto i vostri piedi mentre aspettate che bolla, mentre mettete a letto i vostri figli, mentre lavorate in giardino e la luce pallida è sempre lì. Il suono sordo delle grida, voi che vi prendete in giro da soli dicendo “Sono i corvi sui fili” pur sapendo che si tratta della sua agonia. Le stanno tagliando le dita a una ad una, cavando gli occhi, i denti… torture inimmaginabili, e questo p qualcosa che voi sapete per certo, altri lo possono supporre, molti negarlo, ma voi lo sapete per certo e non lo dite a nessuno perché potreste perdere qualcosa se lo fate. La vostra vita spensierata, la vostra felicità, il vostro lavoro. Il vostro lavoro. E se perdete il lavoro, perdete anche la pensione. E voi non volete perdere la pensione. Dicevano, ammettevano che c’era bisogno di dire qualche bugia, per la gente, altrimenti i britannici non avrebbero mai mandato i loro ragazzi a fare una guerra in cui non credevano. Dicevano che dovevamo impaurirli, dovevamo ricordargli la Seconda Guerra Mondiale, devano capire che la minaccia di Saddam era come il trattato dei nazisti. Noi tutti sapevamo che questa guerra non era vera. Noi tutti sapevamo che il casus belli era una bugia. Cosa potevamo fare? Non avevamo alcun potere. Scuotevamo le teste e scappavamo via, piccoli vigliacchi. Non parlavamo. Avevamo fatto un voto di segretezza. Se non volevamo perdere il lavoro dovevamo tenere le bocche chiuse. Così ho nascosto la testa nella sabbia. Leggi il resto dell’articolo

Torino una sega #TUS2

Torino una sega
E allora sono andato con Scrittori precari a Firenze per Torino Una Sega, reading ospitato dal Caffè Notte. Un evento partecipatissimo, brulicante di persone venute a leggere, ascoltare, guardare, bere, ridere; venute a condividere. Ho rivisto volti graditi, ho conosciuto persone che a seguirle sull’internet pensavo incuriosito “oh, questo è in gamba, chissà se un giorno lo conoscerò”; ché ancora sono 1.0, sul conoscere le persone.
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Nel regno del Kitsch


La disputa fra coloro che sostengono che il mondo è stato creato da Dio e coloro che invece ritengono sia sorto spontaneamente tocca qualcosa che supera il nostro intelletto e la nostra esperienza. Molto più reale è la differenza che separa coloro che mettono in discussione l’essere così com’è stato dato all’uomo (non importa in che modo o da chi) da coloro che vi aderiscono senza riserve. Leggi il resto dell’articolo

“Il Partito è solo l’espressione fisica della Macchina”

Quand’è cominciata? Quand’è che la Macchina è partita, che ha cominciato a inglobare tutto? Quand’è che tutti hanno cominciato ad acconsentire? E non è il Partito, la Macchina: il Partito è solo l’espressione fisica della Macchina. Io non lo so: so solo che – così, all’improvviso, quando ho cominciato a farci caso, a pensare – i libri erano tutti uguali, la musica era tutta uguale, i politici erano tutti uguali, la musica era tutta uguale, i politici erano tutti uguali, i discorsi erano tutti uguali. Mentre la Macchina faceva di tutto per convincerci che tutto era diverso, che noi eravamo tutti unici, e distinti. E c’han creduto, alla Macchina, al sogno della villetta bifamiliare, c’han creduto tutti, han creduto di distinguersi, comprando un libro al posto di un altro, mettendosi un paio di braghe di colore diverso. Io so solo che – così all’improvviso – non c’erano più altri partiti, da votare; che il Partito è diventato sempre più grande e ha preso la forma della Macchina e ha cominciato a inglobare tutto. Ma era già successo. Era già successo, prima. Leggi il resto dell’articolo

Gentili intellettuali

Gentili intellettuali, scrittori, giornalisti e (in caso di situazione lavorativa incerta e mancanza di pubblicazioni) blogger, Leggi il resto dell’articolo

Dell’impulso artificiale

Ma, quell’altro lettore da me qui sopra accennato, che dalla altrui sublimità solamente maraviglia, e non impeto di sdegno, ritrae; quello, nega per lo più di conoscere e di giustamente apprezzare se stesso; e supponendosi le forze che egli avere vorrebbe, si destina egli pure alla sublime arte di scrittore. Quindi legge egli, e rilegge; più lingue impara, e tutte le gusta; di ogni cosa si va facendo tesoro; tutti i generi tenta, in tutti pretende, ed in nessuno primeggia; ma pure, cercando egli sempre ne’ libri altrui ciò che nel proprio ingegno e nel proprio sentimento non trova, perviene a farsi poi finalmente un certo capitaletto, e a risplendere ed ardere, come secondario pianeta, di fiamma accattata. Costui, che dalla immensa fatica sua argomenta doverne riuscire immenso utile e diletto ad altrui, suol essere sempre assai più orgoglioso e risentito che il vero e semplice grande. Corre tra questi due il seguente divario: il sommo stima se stesso, direi così, senza quasi avvedersene; e vie più si estima nell’atto del comporre, che poscia parlando o esaminando tutto ciò ch’egli ha fatto: il non sommo, col mostrar sempre agli altri un’altissima idea di sé, cerca d’ingannare se stesso, e di costringersi a credere di averla. Questi secondi vengono spessissimo dai vani giudizj del mondo preferiti a quei sommi. Sono questi i letterati protetti; e questi, in fatti, i proteggibili sono. Ad essi non è tuttavia negato il bello del tutto; ma è sempre un bello d’imitazione, in cui originalità nessuna non li tradisce pur mai. Ma, siccome la minor parte degli uomini sono i lettori; e siccome la più gran parte dei lettori o non ha impulso veruno, o (come i più degli scrittori, e massimamente moderni) da artificiale e debole impulso vien tratta; la fama che si ottiene da questi due così diversi impulsi scrivendo, viene per un certo tempo commista; ed anzi, quasi sempre il minore soverchia il massimo; così, per esempio, da molti, e dai più dei letterati, si antepone a Tacito, Livio. I proteggenti, e i protetti, e i proteggibili, e i proteggendi, e i moltissimi poco sententi, costoro tutti fanno eco tra loro ogni qualvolta si tratta di porre in cielo quella tanto gradita mediocrità altrui, che in nulla non offende la loro. Leggi il resto dell’articolo

Su “Sangue di cane” di Veronica Tomassini (Laurana, 2010)


La voce narrante di Sangue di cane (Laurana, 2010), romanzo incentrato sull’amore tra una giovane di Siracusa e un immigrato polacco, parla al lettore con un linguaggio magico le cui radici sono cristiane.
È magico perché trova nell’uso di figure iterative (come l’anafora) una propria forza espressiva e significatrice, funzionale all’intreccio, e perché nei processi di selezione delle parole le qualità del significante prevalgono sul significato, una proprietà che rende il romanzo assai lirico. Leggi il resto dell’articolo

“Violenza inutile”

La Peste

Patmos (Pier Paolo Pasolini)

Sono sotto choc
è giunto fino a Patmos sentore
di ciò che annusano i cappellani
i morti erano tutti dai cinquanta ai settanta
la mia età fra pochi anni, rivelazione di Gesù Cristo
che Dio, per istruire i suoi servi
- sulle cose che devono ben presto accadere -
ha fatto conoscere per mezzo del suo Angelo
al proprio servo Giovanni.
Ci sono là marcite; e molti pioppi. Venendo da là
vestivano di grigio e marrone; la roba pesante,
che fuma nelle osterie con le latrine all’aperto.
Poca creanza, farsi ritrovare così,
da parte di quei galantuomini non ancora del tutto romanizzati,
e sì che tutti i barocci erano spariti da un pezzo!
Ma gli usati corpi, non di monaci,
perché cattolici erano cattolici, ma s’erano sposati, fornicando
la loro parte; insomma, giusto perché dei nipotini oggi piangessero.
Solo un suicidio porterà sulle tracce del responsabile di tal pianto.
Lombardi al Governo! Tra voi e il paese c’è un abisso.
È la vostra banalità che lo scava (le «e» strette
son niente confronto al lessico; che umile dialetto non è;
lo fosse!)
E chi è sotto choc ride con gli occhi di Antonioni
Il quale attesta come parola di Dio e testimonianza di Gesù Cristo
e anche Pasolini ride,
tutto quello che ha veduto,
mentre Moravia è distratto, beato chi legge,
e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia.
Che ne piangano le loro famiglie; io ne parlo da letterato.
Oppongo al cordoglio un certo manierismo.
Di tradizioni recenti son piene le Sette Chiesuole. Leggi il resto dell’articolo

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