Nel mio mestiere o arte scontrosa

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Archivi delle etichette: Benito Mussolini

La scuola dei dittatori (5) “Agli uomini di chiesa, come agli dèi, piacciono i vincitori”

Prima parte
Seconda parte
Terza parte
Quarta parte

A ripensare ora alla politica praticata dall’Internazionale comunista in Germania fino al 1933, non si può evitare la conclusione che essa rappresentò un aiuto prezioso e indispensabile alla vittoria di Hitler.Dal 1926 al 1929, in piena ripresa dell’attività economica, l’Internazionale comunista decise che la società capitalistica era entrata nel “terzo periodo” della sua crisi mortale, cioè in un periodo di nuove rivoluzioni e insurrezioni proletarie, durante il quale l’attività dei partiti comunisti doveva concentrarsi nella preparazione di scioperi generali e nella lotta per la dittatura del proletariato. Leggi il resto dell’articolo

Esticazzi ‘n ce li voti?

La scuola dei dittatori (4) “in una società in disordine la vecche legge libera facilita la sovversione”

Prima parte
Seconda parte
Terza parte

[...] in ogni fase del suo sviluppo, il fascismo italiano ha sempre finito col prendere la direzione contraria di quella preconizzata dal suo capo. Egli ha avuto però l’accortezza, ogni volta, di piegarsi, sacrificando la vanità all’ambizione. Leggi il resto dell’articolo

Cortesemente

Potreste smetterla di difendere Napolitano? Dico, per qualunque motivo. Grazie.
No, se volete potete pure sperare in lui.
Basta che non lo facciate apertamente in mia presenza. Grazie.
No, non ho voglia di argomentare, è che mi sento come un monarchico che nel ’38, un giorno prima che Vittorio Emanuele III firmi le leggi razziali, si sente ripetere per l’ennesima volta “eh, ma non puoi criticare il Re, così fai il gioco del Duce”, ed è guardato strano quando ribatte “se c’è uno che sta facendo il gioco del Duce, quello è Vittorio Emanuele III!”.

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La scuola dei dittatori (3) -” La sola regola dell’aspirante dittatore è la volontà di potere”

Qui la prima parte.
Qui la seconda parte.

Nei tempi moderni la morte di una democrazia è più spesso un suicidio camuffato. La sua linfa vitale un regime di libertà dovrebbe riceverla dall’autogoverno delle istituzioni locali. Dove invece la democrazia, spinta da alcune sue tendenze deteriori, soffoca tali autonomie, non fa che divorare sé stessa. Se nella fabbrica regna l’arbitrio padronale, nel sindacato la burocrazia, nel comune e nella provincia il rappresentante del potere centrale, nelle sezioni locali dei movimenti politici il fiduciario del capo del partito, lì non si può più parlare di democrazia.
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