Nel mio mestiere o arte scontrosa

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Archivi delle etichette: fascismo

L’ignoranza è forza

Gobetti o Croce?

Scrive Merlo su la Repubblica di oggi:

Il berlusconismo è stato l’autobiografia della nazione per dirla con Croce, non un accidente della storia. Non basta certo una giornata solennemente normale per liberarcene. C’è bisogno di anni di giornate normali. E per la prima volta non saranno gli storici a mettere in ordine gli archivi di un’epoca. Ci vorranno gli antropologi per classificare il berlusconismo come involuzione della specie italiana, perché anche noi, che siamo stati contro, l’abbiamo avuto addosso: “Non temo il Berlusconi in sé – cantava Gaber – ma il Berlusconi in me”.

Ora io penso. “no, un momento, io questa frase me la ricordo diversa, questa frase non l’ha detta Croce, non mi pare fosse quello il contesto. Io mi ricordo la frase sul fascismo autobiografia di una nazione”. Dopo una rapida ricerca su internet, l’unica menzione relativa a Croce che trovo è su un articolo di Galli della Loggia, che però cita a memoria, senza riferimento a un testo specifico. Leggi il resto dell’articolo

“Fatti scopare, che è meglio” direttamente dalla Camera #Noleggebavaglio

Il deputato Pd Andrea Sarubbi ha commentato oggi via twitter la seduta della camera. Una seduta, come si può leggere in alcuni punti (barzellette, insulti sessuali rivolti a una deputata), che nel complesso ha mostrato ancora una volta, la vergogna di una maggioranza triviale. Riporto qui sotto in successione cronologica i tweet del deputato Sarubbi, ringraziandolo per la preziosa testimonianza, e per l’atto di disobbedienza civile.

[QUI IL LIVEBLOGGING  DELLA VERGOGNA]

La benignità del male

Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono. Questa sconfinata regione, la regione del rusco, del boulot, del job, insomma del lavoro quotidiano, è meno nota dell’Antartide, e per un triste e misterioso fenomeno avviene che ne parlano di più, e con più clamore, proprio coloro che meno l’hanno percorsa. Per esaltare il lavoro, nelle cerimonie ufficiali viene mobilitata una retorica insidiosa, cinicamente fondata sulla considerazione che un elogio o una medaglia costano molto meno di un aumento di paga e rendono di più; però esiste anche una retorica di segno opposto, non cinica ma profondamente stupida, che tende a denigrarlo, a dipingerlo vile, come se del lavoro, proprio od altrui, si potesse fare a meno, non solo in Utopia ma oggi e qui: come se chi sa lavorare fosse per definizione un servo, e come se, per converso, chi lavorare non sa, o sa male, o non vuole, fosse per ciò stesso un uomo libero. È malinconicamente vero che molti lavori non sono amabili, ma è nocivo scendere in campo carichi di odio preconcetto: chi lo fa, si condanna per la vita a odiare non solo il lavoro, ma se stesso e il mondo.

Primo Levi, La chiave a stella Leggi il resto dell’articolo

Barcellona, 27 maggio 2011

Quando vedo simili filmati, appena scema la prima e più forte ondata, che è di orrore, e poi la seconda, che è di rabbia, piano piano iniziano a farsi strada due domande, tra le molte, forse inutili, considerazioni che si inseguono alla ricerca di un senso.
1) Perché quando pestaggi del genere accadono all’estero, la nostra opinione pubblica non usa termini ed epiteti che impiega quando simili scene avvengono in Italia?
2) Perché questi studenti non sono chiamati “facinorosi”, “estremisti”, “black block”, “membri dei centri sociali”, “comunisti”? Leggi il resto dell’articolo

Spot Lega contro Pisapia

Taaac! ma non si sarà mica dimenticato dei suoi amici Rom?

Cortesemente

Potreste smetterla di difendere Napolitano? Dico, per qualunque motivo. Grazie.
No, se volete potete pure sperare in lui.
Basta che non lo facciate apertamente in mia presenza. Grazie.
No, non ho voglia di argomentare, è che mi sento come un monarchico che nel ’38, un giorno prima che Vittorio Emanuele III firmi le leggi razziali, si sente ripetere per l’ennesima volta “eh, ma non puoi criticare il Re, così fai il gioco del Duce”, ed è guardato strano quando ribatte “se c’è uno che sta facendo il gioco del Duce, quello è Vittorio Emanuele III!”.

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“Goebbels ridens”

Da Hitler, di Giuseppe Genna.

Eccole, a terra, disanimate, queste orme d’anima: i libri.
Joseph Goebbels, lo scrittore fallito, chiama accanto a sé il primo araldo studente, che recita la formula rituale: “Primo araldo: contro la lotta delle classi e il materialismo per l’unità del popolo e per una concezione idealistica della vita: getto alle fiamme gli scritti di Marx e di Kautsky”.
Ecco la fiamma sul cumulo di testi di Marx e di Kautsky. La pira eleva le sue lingue di fuoco. Il calore è una vampa violenta. I volti dei presenti, raccolti in circolo attorno al gigantesco rogo verticale, trasudano liquidi e orgoglio. Leggi il resto dell’articolo

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