Nel mio mestiere o arte scontrosa

Questo è un blog nonviolento: se non siete d'accordo con il suo contenuto per favore menatevi da soli

Archivi delle etichette: Ignazio Silone

“Si ha solo quello che si dona”

«In ogni tempo e in qualunque società l’atto supremo dell’anima è di darsi, di perdersi per trovarsi. Si ha solo quello che si dona.» Leggi il resto dell’articolo

New Italian Engagé (o “Del fattore kayfabe nella società contemporanea”)

I
Tendenzialmente io da piccolo stavo sul cazzo ai miei coetanei.
Crescendo la situazione in parte è migliorata: io ignoro loro, loro ignorano me, con pochissime eccezioni; nel peggiore dei casi, quando magari la cosa mi secca, me la cavo dicendo “non importa sai, c’avevo judo”.
Tendenzialmente io da piccolo stavo sul cazzo ai miei coetanei perché, per esempio, se si parlava di Babbo Natale, io dicevo “no, dai, non può esistere, scusa, io c’ho la stufa in casa, dove passa, si restringe? Poi, dai, tu scrivi la lettera a Babbo Natale, lui a Gesù Bambino, e i regali vi arrivano lo stesso?”. Se, per esempio, si parlava di Wrestling, invece, dicevo “no, dai, è finto, si vede benissimo. Cioè il ring rimbalza quando cadono, attutisce i colpi. Poi se ci fai caso ogni tanto si parlano, mormorano. E che, se ti meni con uno, gli mormori le frasi? si danno le istruzioni”.
A questi miei sagaci e fulminei squarci nel velo di Maya delle puerili credenze, di solito il gruppo reagiva con una dimanica di gruppo assai studiata dai sociologi che studiano il gruppo: mi menava.
Tendenzialmente io da piccolo ero un bambino molto solo, e molto tumefatto. Leggi il resto dell’articolo

La scuola dei dittatori (5) “Agli uomini di chiesa, come agli dèi, piacciono i vincitori”

Prima parte
Seconda parte
Terza parte
Quarta parte

A ripensare ora alla politica praticata dall’Internazionale comunista in Germania fino al 1933, non si può evitare la conclusione che essa rappresentò un aiuto prezioso e indispensabile alla vittoria di Hitler.Dal 1926 al 1929, in piena ripresa dell’attività economica, l’Internazionale comunista decise che la società capitalistica era entrata nel “terzo periodo” della sua crisi mortale, cioè in un periodo di nuove rivoluzioni e insurrezioni proletarie, durante il quale l’attività dei partiti comunisti doveva concentrarsi nella preparazione di scioperi generali e nella lotta per la dittatura del proletariato. Leggi il resto dell’articolo

La scuola dei dittatori (4) “in una società in disordine la vecche legge libera facilita la sovversione”

Prima parte
Seconda parte
Terza parte

[...] in ogni fase del suo sviluppo, il fascismo italiano ha sempre finito col prendere la direzione contraria di quella preconizzata dal suo capo. Egli ha avuto però l’accortezza, ogni volta, di piegarsi, sacrificando la vanità all’ambizione. Leggi il resto dell’articolo

Cortesemente

Potreste smetterla di difendere Napolitano? Dico, per qualunque motivo. Grazie.
No, se volete potete pure sperare in lui.
Basta che non lo facciate apertamente in mia presenza. Grazie.
No, non ho voglia di argomentare, è che mi sento come un monarchico che nel ’38, un giorno prima che Vittorio Emanuele III firmi le leggi razziali, si sente ripetere per l’ennesima volta “eh, ma non puoi criticare il Re, così fai il gioco del Duce”, ed è guardato strano quando ribatte “se c’è uno che sta facendo il gioco del Duce, quello è Vittorio Emanuele III!”.

Leggi il resto dell’articolo

La scuola dei dittatori (3) -” La sola regola dell’aspirante dittatore è la volontà di potere”

Qui la prima parte.
Qui la seconda parte.

Nei tempi moderni la morte di una democrazia è più spesso un suicidio camuffato. La sua linfa vitale un regime di libertà dovrebbe riceverla dall’autogoverno delle istituzioni locali. Dove invece la democrazia, spinta da alcune sue tendenze deteriori, soffoca tali autonomie, non fa che divorare sé stessa. Se nella fabbrica regna l’arbitrio padronale, nel sindacato la burocrazia, nel comune e nella provincia il rappresentante del potere centrale, nelle sezioni locali dei movimenti politici il fiduciario del capo del partito, lì non si può più parlare di democrazia.
Leggi il resto dell’articolo

La scuola dei dittatori (2)

Qui la prima parte

Finché la situazione è buona, ognuno è convinto che certe cose nel suo paese non sono possibili; quando sopravviene il ciclone, la parola d’ordine più seguita è: si salvi chi può. La verità è che una classe politica in declino ha tutti gli acciacchi della vecchiaia, compresa la sordità. [...] Non solo una classe politica in declino non ha più la forza la capacità la volontà il coraggio di servirsi dei mezzi a sua disposizione per governare e difendersi contro i nemici che l’attaccano; essa non ha più nemmeno l’intelligenza per dominare la situazione continuamentente mutevole e capire quel che succede.  Leggi il resto dell’articolo

La scuola dei dittatori (1)

Una dittatura è un regime in cui, invece di pensare, gli uomini citano. Essi citano tutti lo stesso libro che fa testo.

Ognuno che sappia riflettere è ora convinto che esiste anche l’alternativa della decadenza e dello sterminio. Questa è oggi la situazione spirituale delle élites più o meno in tutti i paesi progrediti. Di conseguenza esse non hanno nulla di valido da opporre, sia pure ad uso della limitata parte del pubblico accessibile alle forme superiori della cultura, all’invadente civiltà di massa. La quale si manifesta mediante l’enorme diffusione dei cosiddetti mass-media, col risultato di uniformare il modo di sentire degli individui e di distrarli da ogni pensiero autentico. Leggi il resto dell’articolo

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.136 follower