Nel mio mestiere o arte scontrosa

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Archivi delle etichette: letteratura

Nel regno del Kitsch


La disputa fra coloro che sostengono che il mondo è stato creato da Dio e coloro che invece ritengono sia sorto spontaneamente tocca qualcosa che supera il nostro intelletto e la nostra esperienza. Molto più reale è la differenza che separa coloro che mettono in discussione l’essere così com’è stato dato all’uomo (non importa in che modo o da chi) da coloro che vi aderiscono senza riserve. Leggi il resto dell’articolo

“Il Partito è solo l’espressione fisica della Macchina”

Quand’è cominciata? Quand’è che la Macchina è partita, che ha cominciato a inglobare tutto? Quand’è che tutti hanno cominciato ad acconsentire? E non è il Partito, la Macchina: il Partito è solo l’espressione fisica della Macchina. Io non lo so: so solo che – così, all’improvviso, quando ho cominciato a farci caso, a pensare – i libri erano tutti uguali, la musica era tutta uguale, i politici erano tutti uguali, la musica era tutta uguale, i politici erano tutti uguali, i discorsi erano tutti uguali. Mentre la Macchina faceva di tutto per convincerci che tutto era diverso, che noi eravamo tutti unici, e distinti. E c’han creduto, alla Macchina, al sogno della villetta bifamiliare, c’han creduto tutti, han creduto di distinguersi, comprando un libro al posto di un altro, mettendosi un paio di braghe di colore diverso. Io so solo che – così all’improvviso – non c’erano più altri partiti, da votare; che il Partito è diventato sempre più grande e ha preso la forma della Macchina e ha cominciato a inglobare tutto. Ma era già successo. Era già successo, prima. Leggi il resto dell’articolo

Dell’impulso artificiale

Ma, quell’altro lettore da me qui sopra accennato, che dalla altrui sublimità solamente maraviglia, e non impeto di sdegno, ritrae; quello, nega per lo più di conoscere e di giustamente apprezzare se stesso; e supponendosi le forze che egli avere vorrebbe, si destina egli pure alla sublime arte di scrittore. Quindi legge egli, e rilegge; più lingue impara, e tutte le gusta; di ogni cosa si va facendo tesoro; tutti i generi tenta, in tutti pretende, ed in nessuno primeggia; ma pure, cercando egli sempre ne’ libri altrui ciò che nel proprio ingegno e nel proprio sentimento non trova, perviene a farsi poi finalmente un certo capitaletto, e a risplendere ed ardere, come secondario pianeta, di fiamma accattata. Costui, che dalla immensa fatica sua argomenta doverne riuscire immenso utile e diletto ad altrui, suol essere sempre assai più orgoglioso e risentito che il vero e semplice grande. Corre tra questi due il seguente divario: il sommo stima se stesso, direi così, senza quasi avvedersene; e vie più si estima nell’atto del comporre, che poscia parlando o esaminando tutto ciò ch’egli ha fatto: il non sommo, col mostrar sempre agli altri un’altissima idea di sé, cerca d’ingannare se stesso, e di costringersi a credere di averla. Questi secondi vengono spessissimo dai vani giudizj del mondo preferiti a quei sommi. Sono questi i letterati protetti; e questi, in fatti, i proteggibili sono. Ad essi non è tuttavia negato il bello del tutto; ma è sempre un bello d’imitazione, in cui originalità nessuna non li tradisce pur mai. Ma, siccome la minor parte degli uomini sono i lettori; e siccome la più gran parte dei lettori o non ha impulso veruno, o (come i più degli scrittori, e massimamente moderni) da artificiale e debole impulso vien tratta; la fama che si ottiene da questi due così diversi impulsi scrivendo, viene per un certo tempo commista; ed anzi, quasi sempre il minore soverchia il massimo; così, per esempio, da molti, e dai più dei letterati, si antepone a Tacito, Livio. I proteggenti, e i protetti, e i proteggibili, e i proteggendi, e i moltissimi poco sententi, costoro tutti fanno eco tra loro ogni qualvolta si tratta di porre in cielo quella tanto gradita mediocrità altrui, che in nulla non offende la loro. Leggi il resto dell’articolo

Su “Sangue di cane” di Veronica Tomassini (Laurana, 2010)


La voce narrante di Sangue di cane (Laurana, 2010), romanzo incentrato sull’amore tra una giovane di Siracusa e un immigrato polacco, parla al lettore con un linguaggio magico le cui radici sono cristiane.
È magico perché trova nell’uso di figure iterative (come l’anafora) una propria forza espressiva e significatrice, funzionale all’intreccio, e perché nei processi di selezione delle parole le qualità del significante prevalgono sul significato, una proprietà che rende il romanzo assai lirico. Leggi il resto dell’articolo

Patmos (Pier Paolo Pasolini)

Sono sotto choc
è giunto fino a Patmos sentore
di ciò che annusano i cappellani
i morti erano tutti dai cinquanta ai settanta
la mia età fra pochi anni, rivelazione di Gesù Cristo
che Dio, per istruire i suoi servi
- sulle cose che devono ben presto accadere -
ha fatto conoscere per mezzo del suo Angelo
al proprio servo Giovanni.
Ci sono là marcite; e molti pioppi. Venendo da là
vestivano di grigio e marrone; la roba pesante,
che fuma nelle osterie con le latrine all’aperto.
Poca creanza, farsi ritrovare così,
da parte di quei galantuomini non ancora del tutto romanizzati,
e sì che tutti i barocci erano spariti da un pezzo!
Ma gli usati corpi, non di monaci,
perché cattolici erano cattolici, ma s’erano sposati, fornicando
la loro parte; insomma, giusto perché dei nipotini oggi piangessero.
Solo un suicidio porterà sulle tracce del responsabile di tal pianto.
Lombardi al Governo! Tra voi e il paese c’è un abisso.
È la vostra banalità che lo scava (le «e» strette
son niente confronto al lessico; che umile dialetto non è;
lo fosse!)
E chi è sotto choc ride con gli occhi di Antonioni
Il quale attesta come parola di Dio e testimonianza di Gesù Cristo
e anche Pasolini ride,
tutto quello che ha veduto,
mentre Moravia è distratto, beato chi legge,
e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia.
Che ne piangano le loro famiglie; io ne parlo da letterato.
Oppongo al cordoglio un certo manierismo.
Di tradizioni recenti son piene le Sette Chiesuole. Leggi il resto dell’articolo

Sul suicidio

Odiare il Grande Fratello

-Allora questo Goldstein c’è davvero?- disse.
-Sì, c’è davvero, ed è vivo. Dove sia, non lo so.
-E la cospirazione… l’organizzazione? È vera anch’essa? O è solo un’invenzione della Psicopolizia?
-No, è vera anch’essa. La chiamiamo la Fratellanza. Non saprete mai molto di più, sulla Fratellanza, oltre al fatto che essa esiste e che voi ne fate parte. Ma ne parleremo subito.- Guardò il suo orologio da polso. -Non è prudente, anche per i membri del Partito Interno, tenere spento il teleschermo per più d’una mezz’oretta. Non avreste dovuto venire insieme, e pertanto sarà necessario che partiate in tempi diversi. Voi, camerata- disse rivolto a Julia -partirete di qui per prima. Abbiamo appena una ventina di minuti a nostra disposizione. Capirete che debbo cominciare col rivolgervi alcune domande. Generalmente parlando, che cosa siete disposti a fare?
-Tutto ciò di cui siamo capaci- disse Winston.
O’ Brien s’era leggermente voltato, sulla sedia, così che ora si trovava a guardare proprio nella direzione di Winston. Parve quasi ignorare Julia, come se fosse sottinteso che Winston parlava anche per lei. Tenne per un istante le ciglia abbassate. Poi cominciò a muovere le sue domande con una voce bassa e quasi senza espressione, come se fossero cose d’ordinaria amministrazione, una specie di catechismo le cui risposte gli fossero già note in precedenza. Leggi il resto dell’articolo

Grande Fratello: la neolingua

-Come va il dizionario?- chiese Winston, alzando la voce, per superare il rumore.
-Va lento, ma va bene- disse Syme. -Sono agli affettivi. È un lavoro meraviglioso.
S’era come illuminato immediatamente, al solo accenno al Dizionario. Mise di lato la ciotola, prese il pezzo di pane con una mano e il cubo di formaggio con l’altra e si chinò sulla tavola, per non essere costretto a urlare.
-L’undicesima edizione è la definitiva- disse. -Stiamo dando alla lingua la sua forma finale… la forma che dovrà avere quando nessuna potrà parlare una lingua diversa. Quando avremo finito, la gente come te dovrà impararla di nuovo. Tu crederai che il lavoro consista nell’inventare nuove parole. Neanche per sogno! Noi distruggiamo le parole, invece. Dozzine, ma che dico? Centinaia di parole ogni giorno. Stiamo riducendo la lingua all’osso. L’undicesima edizione non conterrà nemmeno mezza parola che cadrà in disuso prima del 2050.
Cominciò a mordere avidamente il suo pezzo di pane, ne inghiottì un paio di bocconi, e poi ricominciò a parlare, col trasporto tipico dei pedanti. La sua faccia magra e scura prese ad animarsi, gli occhi smisero l’atteggiamento ironico e quasi si persero come nell’inseguimento d’un sogno. Leggi il resto dell’articolo

Rivolta e arte

In arte, la rivolta si adempie e si perpetua nella vera creazione, non nella critica o nel commento. A sua volta, la rivoluzione può affermarsi soltanto in una civiltà, non nel terrore o nella tirannia. I due interrogativi che ormai il nostro tempo pone a una società costretta in un vicolo cieco, è possibile la creazione, è possibile la rivoluzione, ne fanno uno solo, che investe la rinascita di una  civiltà.
La rivoluzione e l’arte del ventesimo secolo sono tributarie dello stesso nichilismo e vivono nella stessa contraddizione. Esse negano quanto tuttavia affermano nel loro movimento stesso e cercano ambedue uno sbocco possibile, attraverso il terrore. La rivoluzione contemporanea crede d’inaugurare un nuovo mondo, ed è soltanto la conclusione contraddittoria del vecchio. Leggi il resto dell’articolo

Cose precarie (ma pure un po’ in saldo)

E’ uscito oggi un mio racconto su Scrittori Precari, Cari cittadini di Tebe:

Avete forse fatto domande, quando è morto Laio? Avete forse interrogato quel viandante col mio viso e le mie movenze, giunto da poco in città, appena dopo la morte di Laio? O non avete piuttosto serrato le bocche e distolto lo sguardo? Avete forse interrogato a fondo il servo, il testimone che vi ha parlato dei ladroni? O non avete piuttosto voluto credere in cuor vostro che il vento avesse portato via per sempre quei ladroni? O non avete distolto lo sguardo ogni qual volta le gambe del servo hanno tremato in mia presenza, o all’udire il mio nome o quello di Laio? Leggi il resto dell’articolo

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