Nel mio mestiere o arte scontrosa

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Archivi delle etichette: Michele Santoro

Lavori svolti da Marco Travaglio nella vita


Per agevolare l’internauta si apre oggi questo spazio che raccoglie tutto tutto tutto l’elenco delle professioni svolte da Marco Travaglio*, ché il giornalismo ci stava troppo stretto a Marco, in quanto che è bravo a fare una cifra di cose.

Le professioni sono date in ordine rizomatico per venire incontro alla sinistra postmoderna e per tirarsela usando parole difficili: Leggi il resto dell’articolo

Due domande* su #ServizioPubblico

*Dovrebbero essere dieci domande, ma c’è la crisi…

1) Perché invece di Landini o Perino che mi dicono “la TAV è sbagliata, c’è uno studio di professori universitari del Politecnico che lo dimostra” non posso avere una trasmissione tv in cui uno di quei professori mi spiega e mi fa capire, dati alla mano, perché la TAV è sbagliata? Leggi il resto dell’articolo

Tutto quello che avreste voluto sapere sul giornalismo italiano (ma non avete mai osato chiedere)

La morte di Giorgio Bocca ci ha impartito due lezioni da tenere bene a mente in futuro, festivi inclusi.
Prima lezione: c’è un sacco di gente che per raccontare tutte le tue malefatte e difendere Giustizia e Verità aspetta sempre l’ultimo minuto, o addirittura se ne ricorda dopo che sei morto.
Seconda lezione: quando muore un giornalista importante, è bene assicurarsi di stare dalla parte della ragione, lutto e cordoglio possono aspettare, anche perché il Tribunale della Ragione lavora 24 ore su 24, festivi inclusi.
Perciò è forse utile divulgare le informazioni contenute in un segretissimo dossier in nostro possesso, la cui fonte indicheremo con le sole iniziali per proteggerne l’identità -E.M.-. Premettendo l’augurio che queste informazioni risultino utili il più tardi possibile, di seguito elenchiamo alcune oscure e ignobili macchie sulla carriera di molti giornalisti italiani attualmente in vita, per facilitare il compito a chi vorrà sentirsi migliore gettando manciate di fango e ignomia a buon mercato dopo il loro trapasso. Leggi il resto dell’articolo

Presentazione de “Il Paese dei buoni e dei cattivi”

Questo sabato, a Roma, presento il libro di Federica Sgaggio Il paese dei buoni e dei cattivi, insieme all’autrice, libro che ho recensito poco dopo l’uscita, su Valigia Blu. Ci vediamo al Salone dell’editoria sociale. Ringrazio Minimum Fax per l’invito.

Il “paese” del titolo è naturalmente l’Italia. No, tranquilli, io e voi siamo i buoni. Più o meno. Cioè no. Vabbè, ve lo spiego sabato, ok?
Comunque c’entra Santoro, ecco.

Sancta Santorum


Cito da questo articolo una dichiarazione di Santoro:

Questa gente che è seduta qui ad ascoltare, queste migliaia di persone che i partiti non riescono più a raccogliere, hanno diritto a essere rappresentati come opinione pubblica? I pacifisti non avevano diritto a esistere come opinione pubblica organizzata? Perché se questa opinione pubblica non ha diritto di essere rappresentata, questa non è democrazia.

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La benignità del male

Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono. Questa sconfinata regione, la regione del rusco, del boulot, del job, insomma del lavoro quotidiano, è meno nota dell’Antartide, e per un triste e misterioso fenomeno avviene che ne parlano di più, e con più clamore, proprio coloro che meno l’hanno percorsa. Per esaltare il lavoro, nelle cerimonie ufficiali viene mobilitata una retorica insidiosa, cinicamente fondata sulla considerazione che un elogio o una medaglia costano molto meno di un aumento di paga e rendono di più; però esiste anche una retorica di segno opposto, non cinica ma profondamente stupida, che tende a denigrarlo, a dipingerlo vile, come se del lavoro, proprio od altrui, si potesse fare a meno, non solo in Utopia ma oggi e qui: come se chi sa lavorare fosse per definizione un servo, e come se, per converso, chi lavorare non sa, o sa male, o non vuole, fosse per ciò stesso un uomo libero. È malinconicamente vero che molti lavori non sono amabili, ma è nocivo scendere in campo carichi di odio preconcetto: chi lo fa, si condanna per la vita a odiare non solo il lavoro, ma se stesso e il mondo.

Primo Levi, La chiave a stella Leggi il resto dell’articolo

Un libro fondamentale per capire l’Italia

Mi hanno regalato, con spirito goliardico e scherzoso, Barzellette e battute sui comunisti.
Oltre a constatare come le persone, alle volte, mettano alla prova l’amicizia che ti lega a loro senza rendersene conto, ritengo questo libro molto utile per addentrarsi nella pancia di una buona parte dell’Italia. Quell’Italia che, per dire, se durante una cena sente dire “Marco Travaglio” o “Michele Santoro” o “comunismo” storce il naso come se si parlasse di emorroidi. Leggi il resto dell’articolo

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