Nel mio mestiere o arte scontrosa

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Archivi delle etichette: poesia

Patmos (Pier Paolo Pasolini)

Sono sotto choc
è giunto fino a Patmos sentore
di ciò che annusano i cappellani
i morti erano tutti dai cinquanta ai settanta
la mia età fra pochi anni, rivelazione di Gesù Cristo
che Dio, per istruire i suoi servi
- sulle cose che devono ben presto accadere -
ha fatto conoscere per mezzo del suo Angelo
al proprio servo Giovanni.
Ci sono là marcite; e molti pioppi. Venendo da là
vestivano di grigio e marrone; la roba pesante,
che fuma nelle osterie con le latrine all’aperto.
Poca creanza, farsi ritrovare così,
da parte di quei galantuomini non ancora del tutto romanizzati,
e sì che tutti i barocci erano spariti da un pezzo!
Ma gli usati corpi, non di monaci,
perché cattolici erano cattolici, ma s’erano sposati, fornicando
la loro parte; insomma, giusto perché dei nipotini oggi piangessero.
Solo un suicidio porterà sulle tracce del responsabile di tal pianto.
Lombardi al Governo! Tra voi e il paese c’è un abisso.
È la vostra banalità che lo scava (le «e» strette
son niente confronto al lessico; che umile dialetto non è;
lo fosse!)
E chi è sotto choc ride con gli occhi di Antonioni
Il quale attesta come parola di Dio e testimonianza di Gesù Cristo
e anche Pasolini ride,
tutto quello che ha veduto,
mentre Moravia è distratto, beato chi legge,
e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia.
Che ne piangano le loro famiglie; io ne parlo da letterato.
Oppongo al cordoglio un certo manierismo.
Di tradizioni recenti son piene le Sette Chiesuole. Leggi il resto dell’articolo

“Poesia diversa” di Danilo Dolci


C’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.

C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato. Leggi il resto dell’articolo

Sono nelle scelte


Sono nelle scelte:
I passi più incerti che mai
Nei bivi più oscuri di sempre.
Le parole non sono che l’ombra
Del trascinarsi tra onde
Di laceranti oceani.

Sono in tutte le volte che ho chinato
Il capo, illuso, da vile, che il prezzo
Spettasse a un altro, o che il domani
Si sarebbe scordato di me. Leggi il resto dell’articolo

Verso l’ultimo girone

Coraggio, non vedi l’uscita?
Mentre annaspi e bestemmi,
Nel tanfo dei miasmi
Gomito a gomito con gente che odi
Lottando contro il liquame
Che le narici assedia,
Ingiuriato dal cinico,
Umiliato dal complice,
Non vedi l’arco di luce, il bagliore
Che irrompe nello stretto di tenebra? Leggi il resto dell’articolo

Giovanni Pascoli, “La cetra di Achille”


I

I re, le genti degli Achei vestiti
di bronzo, tutti, sì, dormian domati
dal molle sonno, e i lor cavalli sciolti
dai giogo, avvinti con le briglie ai carri,
pascean, soffiando, il bianco orzo e la spelta.
Dormivano i custodi anche de’ fuochi,
abbandonato il capo sugli scudi
lustri, rotondi, presso i fuochi accesi,
al cui guizzare balenava il rame
dell’armi, come nuvolaglia a notte,
prima d’un nembo: Domator di tutto
teneva il sonno i Panachei chiomanti,
mirabilmente, nella notte ch’era
l’ultima notte del Pelide Achille;
e in cuore ognuno lo sapea, nel cielo
e nella terra, e tutti ora sbuffando:
dalle narici il rauco sonno, in sogno
lo vedean fare un grande arco cadendo,
e sollevare un vortice di fumo;
ma in sogno senza altro fragor cadeva,
simile ad ombra; e senza suono, a un tratto,
i cavalli e gli eroi misero un ringhio
acuto, i carri scosser via gli aurighi,
mentre laggiù, sotto Ilio, alta e feroce
la bronzea voce si frangea, d’Achille. Leggi il resto dell’articolo

Tu dono di ogni giorno

Tu, dono di ogni giorno,
Che troppo spesso, stolto, non accolgo;
Dono di un dono più grande in noi. Leggi il resto dell’articolo

“Ancora un secolo di lettori, e sarà putredine lo stesso spirito”

«Eccoli – disse al suo cuore – essi ridono: essi non mi comprendono, io non sono bocca per queste orecchie.
Bisogna dunque prima spezzar loro le orecchie affinché imparino ad intende eco gli occhi? Bisogna far dello strepito come i cembali e come i predicatori di penitenza? Oppure non credono che a chi balbetta?
Essi hanno qualcosa della quale vanno superbi. Come chiamano la cosa che li rende superbi? La chiamano cultura: essa li distingue dai pastori di capre. Leggi il resto dell’articolo

Dylan Thomas, “Giaci immobile, dormi in bonaccia”

Giaci immobile, dormi in bonaccia, tu che soffri la piaga
Nella gola, che bruci e ti contorci. L’intera notte a galla
Sopra il mare silente abbiamo ascoltato il suono
Che veniva dalla piaga avvolta nel sudario salato. Leggi il resto dell’articolo

Padre nostro – Il Teatro degli Orrori

“Sei tu poeta, e non altri, colui che deve spogliare gli uomini della loro ferità”

No! no! il poeta aggiunge: io non potrei cantare con vera, profonda, sopraumana ispirazione, se non la bontà, se non l’integrazione del genere umano, se non l’ammansamento vero e perpetuo dei miei fratelli semiferi. E voi non siete meno fiere, o miei fratelli, perchè, con l’aiuto della Scienza, prolunghiate con l’acciaio del pugnale e della spada la portata delle vostre unghie, o aumentiate e allarghiate, col fragore funereo della bomba o del siluro, la potenza del vostro ruggito. Leggi il resto dell’articolo

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