Nel mio mestiere o arte scontrosa

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Rivolta e arte

In arte, la rivolta si adempie e si perpetua nella vera creazione, non nella critica o nel commento. A sua volta, la rivoluzione può affermarsi soltanto in una civiltà, non nel terrore o nella tirannia. I due interrogativi che ormai il nostro tempo pone a una società costretta in un vicolo cieco, è possibile la creazione, è possibile la rivoluzione, ne fanno uno solo, che investe la rinascita di una  civiltà.
La rivoluzione e l’arte del ventesimo secolo sono tributarie dello stesso nichilismo e vivono nella stessa contraddizione. Esse negano quanto tuttavia affermano nel loro movimento stesso e cercano ambedue uno sbocco possibile, attraverso il terrore. La rivoluzione contemporanea crede d’inaugurare un nuovo mondo, ed è soltanto la conclusione contraddittoria del vecchio. Leggi il resto dell’articolo

La parola rivoluzione

C’è tuttavia, a partire dal 1789, una parola magica che contiene in sé ogni avvenire immaginabile, e non è mai tanto ricca di speranza come nelle situazioni disperate; è la parola rivoluzione. E da qualche tempo la si pronuncia spesso. Leggi il resto dell’articolo

“Kappler” (Offlaga Disco Pax)


Io dormivo, mia madre andava a lavorare presto.
Arrivava l’una ed ero ancora a letto.
Ricordo che mi alzavo, vestivo, prendevo la borsa con dentro i libri del giorno prima ed uscivo dalla finestra della mia stanza mentre mamma entrava dalla porta.
Mamma si fidava di me. Una volta andò al ricevimento dei professori, perché era una fase politica intensa: assemblee, cose così.
Il docente di agraria era un omone vestito di nero ultracinquantenne e anche ultraconservatore e ti terrorizzava solo a guardarlo. Lo avevamo ribattezzato, visto l’abito e lo stile, “Kappler“. Leggi il resto dell’articolo

“Si ha solo quello che si dona”

«In ogni tempo e in qualunque società l’atto supremo dell’anima è di darsi, di perdersi per trovarsi. Si ha solo quello che si dona.» Leggi il resto dell’articolo

Barcellona, 27 maggio 2011

Quando vedo simili filmati, appena scema la prima e più forte ondata, che è di orrore, e poi la seconda, che è di rabbia, piano piano iniziano a farsi strada due domande, tra le molte, forse inutili, considerazioni che si inseguono alla ricerca di un senso.
1) Perché quando pestaggi del genere accadono all’estero, la nostra opinione pubblica non usa termini ed epiteti che impiega quando simili scene avvengono in Italia?
2) Perché questi studenti non sono chiamati “facinorosi”, “estremisti”, “black block”, “membri dei centri sociali”, “comunisti”? Leggi il resto dell’articolo

Restare umani

se il soggetto principale delle lettere è la vita umana, il primo intento della filosofia l’ordinare le nostre azioni; non è dubbio che l’operare è tanto più degno e più nobile del meditare e dello scrivere, quanto è più nobile il fine che il mezzo, e quanto le cose e i soggetti importano più che le parole e i ragionamenti. Anzi, niun ingegno è creato dalla natura agli studi; né l’uomo nasce a scrivere, ma solo a fare.
(Giacomo Leopardi, Il Parini, ovvero Della Gloria)

Se tollerate questo i vostri figli saranno i prossimi

The future teaches you to be alone
The present to be afraid and cold
So if I can shoot rabbits
Then I can shoot fascists
Bullets for your brain today
But we’ll forget it all again
Monuments put from pen to paper
Turns me into a gutless wonder Leggi il resto dell’articolo

“L’hanno fatto perché da quest’altra parte non si rischiava nulla”

Le piazze che nessuno auspica

Ho letto con molto interesse questo articolo di Claudio Velardi, che cita in apertura le “valigie blu” e le manifestazioni che si stanno organizzando.
Poiché sono rimasto colpito dalla lucida e misurata capacità di analisi di Claudio Velardi, e poiché faccio parte di Valigia blu, che è un gruppo di persone, e non Arianna Ciccone, ho deciso di rispondere. Leggi il resto dell’articolo

Il metro occidentale

Stefania Craxi: “le critiche al governo di Tripoli sembrano non scalfire il forte rapporto che esiste tra Gheddafi e il suo popolo [..] non bisognare compiere l’errore di giudicare con il nostro metro occidentale”

Ok, niente metro occidentale.
Come si dice in arabo “vaffanculo”?

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