Nel mio mestiere o arte scontrosa

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Dylan Thomas, “Amore in manicomio”


Straniera è giunta
A spartire la mia stanza nella casa insana di mente
Una ragazza folle come uccelli

Che spranga la notte della porta col braccio e la piuma
Stretta nel dedalo in cui giace
Inganna la casa a prova d’empireo con irruzioni di nubi

Ma inganna coi passi suoi la stanza dell’incubo,
a piede libero come un morto,
O cavalca gli oceani sognati dei reparti maschili.

È giunta invasata
Lei che ammette la luce illusoria attraverso il muro di gomma,
invasata dai cieli

Dorme nello stretto trogolo eppure incede nella polvere
Eppure a piacer suo delira
Sulle assi del manicomio liso dai passi del mio pianto.

E preso nelle sue braccia dalla luce che cara persiste
Io certamente potrei
Subire la prima visione che diede fuoco alle stelle.

A stranger has come
To share my room in the house not right in the head,
A girl mad as birds

Bolting the night of the door with her arm her plume.
Strait in the mazed bed
She deludes the heaven-proof house with entering clouds

Yet she deludes with walking the nightmarish room,
At large as the dead,
Or rides the imagined oceans of the male wards.

She has come possessed
Who admits the delusive light through the bouncing wall,
Possessed by the skies

She sleeps in the narrow trough yet she walks the dust
Yet raves at her will
On the madhouse boards worn thin by my walking tears.

And taken by light in her arms at long and dear last
I may without fail
Suffer the first vision that set fire to the stars.

(L’ultima terzina continua a non convincermi, è particolarmente ostica.)

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4 risposte a “Dylan Thomas, “Amore in manicomio”

  1. Mariangela novembre 20, 2010 alle 12:47 pm

    Dell’ultima terzina il primo verso mi piace

    E preso nelle sue braccia dalla luce che cara persiste

    Credo che i tuoi dubbi siano più che altro su questi due versi e in particolare sul verbo “subire”, immagino. Mi vengono in mente soluzioni alternative, ma nulla come tradurre poesia è soggettivo e personale.

    Io certamente potrei
    Subire la prima visione che diede fuoco alle stelle.

    • matteoplatone novembre 20, 2010 alle 1:52 pm

      ah ah, fantastico, sei la terza che mi fa notare “subire”!
      “subire” dà il senso di resa a qualcosa contro cui l’io razionale-maschile nulla può, nella sua devastanza, primordiale bellezza.
      I problemi me li dà “at long and dear last”, è difficile da tradurre in modo sintetico, senza ‘spiegare’.

  2. sARA novembre 14, 2011 alle 9:37 pm

    un paio di appunti…
    PLUME non sta per piumaggio, ma per ‘baionetta’…
    il poeta stesso è la casa. una casa “a prova di paradiso”, volontario isolamento come una sorta di auto-protezione. una casa che tenga fuori i cieli, perchè potrebbero invitare a sognare e perciò ad uscire dalla realtà. realtà che nel XX secolo già ha abbandonato i canoni prefissati, e per questo assume l’epiteto “not right in the head”.

    il termine baionetta allude ad una sorta di metafora bellica, accordandosi con DEAR LAST e con SUFFER. terminologie che indicano il contrasto tra i due individui, il differente modo di vivere e vedere le cose.
    in chiave di lettura particolare la figura femminile riveste il ruolo di PAZZIA o di MORTE.l’ultimo verso lascia inoltre pensare ad essa come ISPIRAZIONE POETICA.thanks to her, thepoet sets fire to HIS OWN STARS.

Di' pure la tua, giuro che mi interessa un casino

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