Nel mio mestiere o arte scontrosa

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Uno, Casini e centomila


“Mamma ciccio mi tocca / toccami ciccio che mamma non c’è”, si diceva, e forse si dice ancora, per quelle ragazze che lamentano quell’attenzione che invece, sotto sotto, disperatamente desiderano… Espressione che naturalmente, si può applicare in tutti quei casi in cui il rifiuto pubblico è solo un modo per dissimulare o, peggio, alzare il prezzo. Dal siciliano “Mamma Cicciu mi tocca, tocchimi Cicciu ca a mamma non c’è“, l’espressione è stata assorbita dalla tv di matrice arboriana – frassichiana.

Ecco, credo che il testo debba tornare di moda alla luce di nuovi, importanti contributi offerti dall’attuale scenario politico, e chiedo scusa per l’uso improprio dell’aggetivo ‘politico’, che qui della ‘polis’, se è rimasto qualcosa, va a finire che l’appalto se lo prende Caltagirone:

16 maggio
“Mi spiace per Silvio, ma non sono interessato a fare da stampella. […] Sarebbe trasformismo che la gente non accetta, degradante per noi e per la stessa maggioranza”

4 luglio
Non mi farò usare dal Cavaliere Serve un governo di larghe intese.

10 luglio
Il problema del rimpasto di Governo non mi riguarda, non è una cosa a cui io possa essere direttamente o indirettamente interessato. […] Gli atti di trasformismo in Italia non sono serviti in passato, non serviranno in futuro e non servono oggi. Sono degradanti per chi li fa e per chi apparentemente ne è beneficiario.

31 luglio
Il Paese avrebbe bisogno di un governo che governa, invece questo governo tira a campare. Forse la maggioranza si rappattumerà ma non è questo il problema. Quando si arriva con cento deputati di maggioranza alla contabilità sui numeri, siamo alla frutta” “Sono una persona seria – dice -. Rispetto gli impegni con gli elettori

31 luglio
Io sono una persona seria che rispetto gli impegni presi con i miei elettori che mi hanno collocato all’opposizione. Io ho chiesto alla luce del sole nelle cene private come in Parlamento a Berlusconi di aprire una fase nuova. Serve all’Italia un governo di responsabilità nazionale che affronti il capitolo delle grandi riforme perchè così si campicchia e noi non possiamo permettercelo.

19 settembre
l’Udc rifiuta la politica dell’ “aggiungi un posto a tavola“.

6 novembre
L’Udc e’ pronta a fare il suo dovere nell’interesse del Paese ma non e’ disposta ad aggiungere un posto a tavola per sedersi su uno strapuntino, questo lo ritengo umiliante, per i nostri elettori e per il nostro percorso politico.

21 novembre
Non ci piace questo governo, non ci piace la Lega e non ci fidiamo delle promesse di Berlusconi. Se vogliono cambiare ci siederemo al tavolo, ma ci aspettiamo fatti, non chiacchiere. Siamo stati due anni e mezzo all’opposizione non per partito preso o solo per coerenza elettorale ma per un giudizio negativo sulla politica degli spot.

Ad esempio, si potrebbe canticchiare tutti assieme un “Giorgio Silvio mi compra / Comprami Silvio che Giorgio non c’è”. Che poi Giorgio, pure se c’è, è come se non ci fosse…

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