Nel mio mestiere o arte scontrosa

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Poesiucola I


Ogni tanto mi capita di rileggere miei vecchi scritti, e li leggo con lo spirito di chi sfoglia un album di foto a lungo riposto, rimanendo spesso e volentieri sorpreso. “Toh, guarda com’ero!
In questi giorni, oltre ad impazzire per finire la tesi di dottorato, mi sono messo a spulciare delle poesie che avevo scritto tra il 2006 e il 2007, un periodo ostico, cupo, di cambiamenti forzati dolorosissimi.
Ho un pessimo rapporto con le poesie, perché anche se talvolta mi viene di scriverle, per un impeto spontaneo, o per un’immagine che genera altre immagini finché il loro svilupparsi non chiede l’intervento della parola, non mi ritengo un poeta. Eppure, ed è una sensazione strana, alcune di queste poesie mi sembrano buone, ed addirittura riesco, a distanza di anni, a cogliervi dei significati che allora mi parevano assai oscuri, di un’oscurità che mi spingeva a pensare che qualcosa non andasse, che non fossero autentiche, e così via.
Ecco, qui nel blog penso che ne ospiterò qualcuna, nella speranza che non dispiacciano troppo.

Scimmia
Volto le spalle all’altare
su cui svetta la scimmia,
costellata da ossa-candele,
bianche pretese d’irruenza
usate come scettro;
proliferano semi infecondi esibiti alla cinta,
rose di plastica,
mazzi di chiavi contraffatte.

Scimmie su carri proiettile
sparati al futuro
sfrecciano folli di lentezza,
fianco a fianco ad altre scimmie su altri carri
immersi in grigie, scialbe fiumane
che castrano l’attimo;
sovente si sentono scimmie che avulse
starnazzano e squassano i cieli
per via di un nonnulla.

Frotte di scimmie serali
sgusciano oltre la gobba di ponente:
aleggiano e ronzano appresso a la Circe di turno
sfoggiando ghiande griffate,
pronte a sguazzare nel fango
al minimo cenno o fruscìo di gonna.

E intanto non passa la limpida forza
del giunco che piega se stesso
ma non spezza il filo che lo regge,
quando il maestrale s’infuria,
pronto a rialzarsi con morbida grazia
dopo ogni sferzata del vento.

E intanto, volgendo le spalle all’altare,
talvolta una scimmia
guizza furtiva sul fondo del nettare,
e m’ avvelena con rose di plastica,
semi infecondi e mazzi di chiavi contraffatte.

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