Nel mio mestiere o arte scontrosa

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Poesiucola IV


Idra
Di ogni lacrima
non resterà che polvere.

Di frasi urlate resterà
il dolore per occasioni perse,
o la quiete del tempo ritrovato,
messe da parte lotte inutili e aspre.

Triste la notte del concavo cielo
assurdo il giorno tra corsie deserte:
entra in scena il Giudizio
e temi incomberà fino alla fine.

L’uomo avanza tremante.
Davanti all’Idra
la torcia non riesce a bruciare
i colli di teste mozzate
più in fretta di quanto rinascano.

Davanti all’Idra,
che è carne di teste indomabili,
gli antichi giochi creati per fede
cercata a passi incerti e scatti irosi
s’infrangono, e l’uomo non scorge,
nello specchio in frantumi,
quel volto che dava fiducia,
e il passo, più incerto che mai,
si arresta di fronte alle schegge.

Eppure, l’eco della polvere
che risuona all’inizio e alla fine,
insegna a sorridere al crepuscolo
e misura il passo dei gesti,
perché altrimenti il dolore è un narcotico
da cui presto s’impara a dipendere.

 

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