Nel mio mestiere o arte scontrosa

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Poesiucola VI


Tace lo spirito
Tace lo spirito dentro la macchina,
oppure l’orecchio non ode il brusio
risalire le scale
tra dedali e molteplici binari.

E’ muto a dirmi il pulsante che premo
di quante e quali mani è fatta
la trama intessuta in silicio.
L’assiduo sibilare di scariche invisibili
tace al mio orecchio, e salendo le scale
una siepe di numeri esclude lo sguardo.
Così l’infinito rimane,
se mai si varcasse la complice e comoda siepe,
incubo algebrico per sciamani vestiti di bianco.

(E allora sarà un’equazione
a dirmi cosa mi rende carne;
e allora il benessere, fatuo piacere,
sarà piccolo, esile anello
di lunga, infinita catena.)

Sul bagnasciuga, immaginare le onde
che sospingono a riva la cera di Icaro,
mentre si cerca l’alba
di una rivolta semplice.

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