Nel mio mestiere o arte scontrosa

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Poesiucola V


Catarsi
Si denuda l’anima,
caduto il giorno in cui tutto finì,
la sua illusione perversa e infantile;
muscoli e tendini del tempo
accartocciati come foglie
arse da un fuoco autunnale.

E quando Morte irrompe nell’azzurro
opaco di lacrime ghiacciate,
e il volo di immobile fenice
s’imbriglia nella selva paludosa,
la carne, rannicchiata su di sé
come muffa o cordoglio fetale,
si desta dalle ceneri
spogliata di ogni affanno,
e recide, nello strepito di un lampo
quelle radici che insidiano l’anima
e nella brezza audace nutre il tempo
e rigenera le ossa scarnite.

Notte discende, ma non viene sola:
nel suo grembo respira l’aurora.

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