Nel mio mestiere o arte scontrosa

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Poesiucola IX


Come ombra di carne

Come ombra di carne trafitta per strada,
Al guado di rive saggiate con polso,
prima che il polso mostrasse le crepe
e vampe di sogni scoprissero le vene,
vaghi nei cerchi diffusi a discendere.
Non più parole e nemmeno spergiuri
varcano il guscio del freddo candore,
mentre petali stanchi e smagriti
scandiscono inverni.

Come ombra di carne trafitta da spade
delirio ricurvo e stagioni a ritroso
sanciti da un Giuda col cappio nel cuore
e le peggiori intenzioni per trenta denari,
vaghi assodato la scia della serpe,
gracile al fuoco di falene danzanti,
caldo allo scroscio delle acque finali.

Come ombra di luce sfiorita al crepuscolo
tremule vampe che assaltano il sangue
e incesti di muse immolate per noia,
vaghi morboso nell’agio furtivo.
Un filo di barba palesa la traccia
di saggezze acquisite per inedia
e lasciate annegare nello scroscio
che riverbera le acque finali.

Come ombra di carne m’incroci per strada,
sguardo urlante parole e spergiuri,
e dalle tue crepe intuisco quel cappio
che tacito chiede se ho trenta denari.

 

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