Nel mio mestiere o arte scontrosa

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È la crisi, bellezza, e non puoi farci nulla


È la crisi, bellezza, e non puoi farci nulla

È la crisi, bellezza, e non puoi farci nulla.
Sono i comunisti che non mollano,
e allora, capisci, bisogna stanarli,
bisogna che qualcuno li cerchi e li scovi,
nelle fabbriche dove si vota Lega,
nei sindacati che si radunano
per i cent’anni di confindustria, presente confindustria;
nelle procure dove manca la cancelleria,
nelle università dove i baroni
hanno spenti i termosifoni, d’inverno, il pomeriggio,
mentre gli studenti attendono i politici sui tetti.
Sono i comunisti nei pubblici ospedali
che si oppongono al libero mercato,
e pensano ai pazienti invece che ai letti;
sono gli insegnanti fannulloni della scuola pubblica,
stanne certo,
che vorrebbero dare una cultura
ai sottoproletari parcheggiati in batterie da trenta.
E tutto perché i fondi, giustamente, servono
ai privati, al libero mercato,
che provoca orrore nei comunisti
e li mantiene fuori, accerchiati,
mentre tuonano anatemi marxisti,
e se nel tenerli fuori, per caso ci rimetti,
allora capisci, è giusto che ci aiuti
a rendere il tutto più rapido,
più efficace e più organizzato.

È la crisi, bellezza, e non puoi farci nulla.

È stato l’undici settembre, i terroristi,
fiancheggiati, stanne certo,
dalle sinistre, i comunisti,
altrimenti li avremmo presi,
noi, quelli del fare,
che aiutiamo a ricostruire,
ciò che aiutiamo a distruggere.
Sono i disastri naturali,
e pure di questo, sai,
i comunisti, le sinistre,
vorrebbero incolparci.
Sono gli impronunciabili vulcani
Che oscurano il cielo con fumo e polvere;
sono la terra che trema e ingurgita
vetro, cemento, carne, ferro e sabbia,
(soprattutto sabbia –ah! ma lo sapevamo, vero?),
ma siamo quelli del fare, capisci,
noi quei poveri cristi li abbiamo mandati
negli alberghi a quattro stelle, al mare,
perché se la terra si mangia la sabbia,
noi regaliamo la spiaggia!
noi, d’estate, la sera,
abbiamo mandato Arbore a suonare
fra le tende dei poveri cristi,
perciò dillo, ai comunisti, alle sinistre
di non chiamarle “tendopoli”,
ma “campeggi”, aperti tutto l’anno;
e mentre i poveri cristi, ingrati,
si rifiutano di sfilare, pagati, nei cortei,
noi, quelli del fare,
stiamo costruendo L’Aquila 2
e per una volta, credici,
il seguito sarà migliore dell’originale,
per cui dillo, ai comunisti, alle sinistre,
di tenerci lontane le procure,
e di lasciarci lavorare, o ridere.

È la crisi, bellezza, e non puoi farci nulla.

Sono gli extracomunitari, quelli che vengono
dal marocco, dalla nigeria,
dalla cina, dall’albania e dall’islam,
quelli che puzzano, accanto a te in autobus,
(ma profumano d’ambrosia quando sono lontani, nascosti,
e tengono bassi i prezzi del tuo consumo,
quando puoi fingere che non siano schiavi a tre euro l’ora,
invisibili nel silenzio dei mediocri,
o quando puoi ricattarli con un contratto di lavoro,
mentre cambiano il catetere a tuo padre).
Sono i rumeni stupratori,
gli zingari ubriachi al volante,
sono i boia cui non servono sentenze
sono i negri che rubano il futuro.
Vorremmo essere più rapidi,
più efficaci e più organizzati,
nel proteggerti da loro,
ma i comunisti, sai, ci hanno lasciato regole
che ce lo impediscono.
La chiamano Costituzione.

È la crisi, bellezza, e non puoi farci nulla,
perciò dialoghiamo con l’opposizione,
quella buona, quella brava,
quella che ascolta e si assenta quando serve,
quella del “non si poteva fare altrimenti”,
che modera i toni, e firma,
e dice no alla violenza, sì a Violante;
quella che insultiamo in tv, la sera,
e fa colazione con noi, la mattina,
e discute di riforme, le nostre riforme:
la Costituzione, si sa, era un compromesso
che i comunisti, le sinistre, hanno imposto;
perciò sta tranquillo, ci pensiamo noi,
stanne certo, resta seduto,
buono, bravo e ascolta, divertiti, cambia canale,
sta assente quando serve (sempre!),
modera i toni, non servono firme,
bastano i voti a renderci più rapidi,
più efficaci, più organizzati.

È la crisi, bellezza, e non puoi farci nulla,
per cui attento a non diventare troppo povero,
come in Grecia,
altrimenti rischi davvero,
un giorno, di svegliarti comunista,
(di scoprire che la crisi, se di certo non l’abbiamo inventata,
sta sicuro, l’abbiamo brevettata);
perché la sinistra, quella vera,
in fondo siamo noi, quelli del fare,
perché la crisi non esiste,
ma quale crisi!
i dati dicono il contrario,
i dati veri, i nostri, le cifre, le statistiche
le tabelle le percentuali,
e se non bastano, i sondaggi.
Gli italiani vanno in vacanza,
i consumi aumentano, anche quelli in calo,
e la mafia, dillo al magistrato,
la stiamo combattendo dall’interno,
perché abbiamo il senso dello Stato
a mano a mano che lo privatizziamo;
faremo una manovra correttiva,
ma non siamo la Grecia,
noi siamo quelli del fare,
noi siamo usciti dalla crisi,
perché non c’è mai stata,
la crisi è un’invenzione comunista,
comunista!

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