Nel mio mestiere o arte scontrosa

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“Goebbels ridens”


Da Hitler, di Giuseppe Genna.

Eccole, a terra, disanimate, queste orme d’anima: i libri.
Joseph Goebbels, lo scrittore fallito, chiama accanto a sé il primo araldo studente, che recita la formula rituale: “Primo araldo: contro la lotta delle classi e il materialismo per l’unità del popolo e per una concezione idealistica della vita: getto alle fiamme gli scritti di Marx e di Kautsky”.
Ecco la fiamma sul cumulo di testi di Marx e di Kautsky. La pira eleva le sue lingue di fuoco. Il calore è una vampa violenta. I volti dei presenti, raccolti in circolo attorno al gigantesco rogo verticale, trasudano liquidi e orgoglio.
Gli araldi si susseguono.
Brucia Gorki.
Si incenerisce Proust.
Incarbonito Dos Passos.
Combusto Hemingway.
Evapora Einstein.
Ridotto a brace Freud.
Incendiato Gide.
Avvampa London.
Arde Schnitzler.
Si ustiona Mann.
E’ corroso Zola.

“Settimo araldo: contro il tradimento letterario nei confronti dei soldati della Grande Guerra, per l’educazione del popolo in uno spirito sano: getto alle fiamme gli scritti di Erich Maria Remraque!”

Ventimila volumi.
Goebbels ridens: il suo piccolo cranio di scimmia, la sua dentatura preantropica, i suoi zigomi da primate, piccolo, incastonato in se stesso, le piccole pupille dilatate dal calore, l’enorme membro, gli enormi genitali compressi nei pantaloni di cuoio nero, le manine prensili che battono nell’applauso che cancella le idee e fa stridere il mondo.
Ai tedeschi non importa. Ascoltano la trasmissione radiofonica, chiudono l’apparecchio, vanno a dormire, è molto tardi.

State attenti al potere di un libro. Esso è una fenice. Bruciatelo nel buio e ne vedrete, improvvisa, la resurrezione. Esso non è quello che sembra. L’idea è immateriale, si consolida soltanto momentaneamente nella carta. Scivola, serpentina. Persiste. Resiste. Non c’è fiamma che la intacchi. Lo scrittore continua a rimanere l’untore e il potere lo insegue invano: è un’ombra. La lebbra che diffonde non dà scampo. Smuove l’asse terrestre. Lo scrittore è il soldato dell’immaginazione, l’intercettore delle verità aeree e nascoste, l’erede di Mosè che trascrive leggi improrogabili, ascolta voci inesistenti, cosparge il seme folle della gramigna per l’intera reggia. Le sue sillabe sono tarli che erodono le gambe del trono. E’ un insetto nocivo: quello che porta salute. Nasconde tra le parole le chiavi dello spirito: sta agli uomini trovarle e aprire le porte che vanno aperte.
E’ un’illusione sterminarlo. Sterminare è illusurio. Chi si dà allo sterminio è votato al fallimento. Più ancora nel caso dei libri: essi proliferano, lontanissimo dalle fiamme che li abbruciano.
Sono spettri parlanti, i libri.
Fanno tremare.

Ho ripensato a questo passo dopo aver letto questa notizia sul blog dei Wu Ming.

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