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“è una specie di dittatura della merda”



Credo che in Tunisia abbiano iniziato a cambiare qualcosa il giorno in cui hanno smesso di pensare che fosse importante trovare posto dalla parte della ragione, e si sono alzati. Bruciano e nascono generazioni come fenici impazzite, mentre si cerca quel benedetto posto, e intanto il nulla innalza i propri vessilli.
In Italia temo che ancora, nonostante razionalmente mi sembri impossibile, si continui in questo errore.

ps
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10 risposte a ““è una specie di dittatura della merda”

  1. Pier Angelo soorbole gennaio 19, 2011 alle 9:19 pm

    Non saprei dire, ma quando si vede alla televisione che ripete le stesse cose da 20 anni, sento proprio che mi viene la nausea come se si fosse cagato nei pantaloni.

  2. Margherita Tuccinardi gennaio 19, 2011 alle 10:07 pm

    Ciao Matteo. Il tema tunisino mi è molto caro, perché li’ ho vissuto a lungo. Permettimi di correggerti: in Tunisia non hanno “iniziato a cambiare qualcosa”. Si sono alzati ALL’IMPROVVISO e TUTTI INSIEME quando all’ennesimo sopruso si sono resi conto che la misura era colma. Che la sopravvivenza stessa di ciascuno di loro – e dunque del Paese – doveva passare per un sussulto di dignità.
    Il nostro problema nazionale non è la ragione. E’ la totale, disperante assenza di dignità.

  3. matteoplatone gennaio 20, 2011 alle 6:56 am

    (che poi mi domando, com’è che in Tunisia quelli che hanno protestato in questi giorni e si sono abbandonati a tumulti non sono black block/facinorosi ma in Italia sì?)

  4. Margherita Tuccinardi gennaio 20, 2011 alle 7:55 am

    …Ahi, non ritocchiamo il puntum dolens del mese scorso!
    In Tunisia la rivoluzione è stata totalmente pacifica e per questo la hanno battezzata “révolution du jasmin”, del gelsomino (che è il fiore nazionale). I facinorosi – che del resto sono in questi giorni sempre più isolati e fermati dall’esercito, il quale fin dall’inizio ha rifiutato di usare le armi contro la popolazione – sono parte delle forze di polizia (voluta e costituita da Ben Ali’ ed a lui sempre fedele) che ha avuto il compito preciso di mostrare alla gente tunisina ed al mondo intero il disordine che poteva essere causato dalla dissoluzione dell’…ordine precedente. Ora che Ben Ali’ ha lasciato il Paese questo corpo scelto (e ahimé numerosissimo!) resiste ancora perché è alle corde. E la gente ha dovuto costituire delle vere e proprie “ronde” civili per difendersi…
    Se vai sul mio muro fb, ho pubblicato in questi giorni vari post degli amici che vivono laggiu’. Attraverso di loro potrai saperne di più, se ti interessa. Sono persone – italiane e tunisine – che lavorano all’università di Tunisi, alla locale sede dell’ONU o nel mondo del cinema.

  5. matteoplatone gennaio 20, 2011 alle 11:18 am

    No Margherita, per me il punto è che quelli non erano facinorosi, né black block. è un’invenzione del linguaggio mediatico.
    Anche uno che si dà fuoco è un estremista, secondo una simile logica, è un estremista che ha scelto di dare fuoco a se stesso piuttosto che ad un auto.

  6. Margherita Tuccinardi gennaio 20, 2011 alle 4:15 pm

    Lo so, mi ricordo qual era la tua posizione.
    Resta il fatto che per me chi si dà fuoco è, certo, un estremista, ma un estremista disperato che trasforma la propria disperazione in violenza e la rivolge contro sé stesso, mentre chi dà fuoco ad un’auto è un estremista che esprime la propria esasperazione e la propria violenza rivolgendola contro gli altri.
    In Tunisia sono abituati a vedere gli scorpioni suicidarsi per la disperazione, una volta circondati da un anello di fuoco, con un’auto-puntura.
    In Italia (e più in generale nel nostro confortevole occidente) siamo abituati fin da bambini a fare capricci tirando calci e scagliando oggetti, se dopo aver gridato forte mamma e papà non ci hanno accontentato.

    • matteoplatone gennaio 20, 2011 alle 4:21 pm

      e Londra? facevano capricci?
      la disoccupazione giovanile, in Italia, è arrivata quasi al 30%. non credo sia per i capricci. circa il 50% delle donne, in Italia, oggi è disoccupato. Io non credo che la differenza sia tra darsi fuoco o dare fuoco. La differenza sta nel dare corpo e voce al pensiero, alla riflessione, altrimenti, nel tempo, quella riflessione diventa l’inferno della nostra perfetta, ma dolente solitudine.

  7. Margherita Tuccinardi gennaio 20, 2011 alle 5:21 pm

    Se scegli di darti fuoco, o di dare fuoco, hai già definitivamente rinunciato alla possibilità di dar voce al tuo pensiero. Solo che nel primo caso ci sarà magari qualcuno che ripenderà la fiaccola (per farla brillare, stavolta, come è successo in Tunisia), mentre nel secondo il fumo inebrierà altri esasperati e ne esalterà i gesti, ed alla fine resterà solo terra bruciata.
    Il coraggio dei tunisini nel prendersi per mano uno ad uno – nelle città e soprattutto nei villaggi dell’entroterra (che non hai idea di quanto siano distanti culturalmente dai centri della costa) – , nel saldare i legami e presentarsi come un muro compatto davanti alla ferocia della polizia governativa, nel portare avanti senza alcuna concessione le proprie rivendicazioni spiegandole a chi non aveva i mezzi per essere informato dovrebbe farci pensare.
    Quella è stata una rivoluzione. Questa qui, proposta dalle bande di manganellatori, è solo un tumulto.

  8. matteoplatone gennaio 20, 2011 alle 5:36 pm

    “Questa qui, proposta dalle bande di manganellatori”. e chi sarebbero, queste bande?
    guarda che stai usando, per gli studenti italiani, parole non molto dissimili da quelle che il governo tunisino ha usato, nei giorni scorsi, per i manifestanti.
    Nessuna delle persone presenti quel giorno, il 14 dicembre, parla di pochi facinorosi, sono stati i giornali, a dirlo, ma non le persone che erano lì. Tu su cosa basi il tuo giudizio? Io lo baso sul racconto di gente che c’era, e chi mi ha detto quando sono partiti i disordini. E non erano “cinquanta”.
    Il fatto che gli studenti non si siano presi per mano, non significa che fossero pessimi rivoluzionari. L’hai detto anche tu che in Tunisia è successo “all’improvviso” e “tutti insieme”.
    Ecco, il 14 dicembre è andata così, nel suo originarsi. Non confondiamo gli esiti con lo spirito di una protesta. Non è che se cade il governo allora è rivoluzione, sennò è tumulto o bande di manganellatori. Ma guarda che questo è un pensiero molto reazionario, della serie “se vinci hai ragione, se perdi hai torto”.

    Così come il 23, dove non ci sono stati scontri, erano la maggior parte ad inscenare forme assai originali di dissenso e protesta.

Di' pure la tua, giuro che mi interessa un casino

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