Nel mio mestiere o arte scontrosa

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Robbè, Robbè, ma quelli in Egitto…


Robbè, ma quelli in Egitto non sono Black block?
No? ma è perché sono più di 50, o perché non sono italiani? Perché non sono studenti?
Ma quando lanciano sassi, non li lanciano “contro i movimenti di donne e uomini che erano in piazza”? Quando assaltano i bancomat non lo hanno fatto “contro coloro che stavano manifestando per dimostrare che vogliono un nuovo paese, una nuova classe politica, nuove idee”? Ogni gesto violento di quelli, non è stato “un voto di fiducia in più dato al governo” di Mubarak? Perché quelle “mazze”, quei “caschi”, quei “veicoli bruciati”, quelle “sciarpe a coprire i visi” appartengono a chi “sta cercando in ogni modo di mostrare” un altro Egitto, mentre in Italia, se succede, è opera di pochi facinorosi?
E le auto bruciate in Tunisia, in Algeria, in Albania? E i sassi tunisini, sono rivolta vera, autentica, da quelle parti? sì? no? La differenza è una questione politica o geologica?
Robbè, ma tu, e tutti quegli intellettuali, giornalisti, artisti, e quando dico tutti intendo proprio tutti, non faccio distinzione di sorta nel villaggio blogbabel della rete, tutti voi che state a disquisire sulla necessità di una protesta pacifica, civile, cortese, pacata, educata, solare, gioiosa, o che teorizzate sulla quadratura dei cerchi concentrici e mi citate il Musashi (pure se siete cresciuto con Gaemon), non sarà che siete in prima linea, con la vostra retorica, la vostra suasoria, le vostre categorie intellettuali imparate con solerzia e talento sui banchi di scuola, le vostre brillanti teorie su come si faccia la rivoluzione prima, e sul perché non si sia riusciti a farla dopo, non sarà che state discutendo perché avete paura di andare fino in fondo, perché avete capito che il grande fratello lo si può odiare senza andargli veramente contro, ben sostenuti da tutti quelli che, sotto sotto, vi applaudono perché così sperano, un giorno, di essere al posto vostro, o perché semplicemente, nell’incapacità di sognare o immaginare un mondo migliore, stanno perdendo la volontà di chiederlo senza sé e senza ma? E uso il “voi”, ma pure io non scherzo!
Non, sarà, Robbè, la butto là, che la nostra generazione non ha capito che il paradosso di Achille e la tartaruga invece di riguardare la fisica o la matematica, riguarda il rapporto tra pensiero-Achille e realtà-Tartaruga? Che mentre Achille corre come un pazzo, o fa le pose perché tanto è convinto che la Tartaruga non gli sfugga, quella intanto si è spostata, e quindi Achille si sta condannando ad una corsa vana, e che dunque Achille debba imparare, per raggiungere la Tartaruga, a smettere di correre?
Robbè, ma non sarà che ce stamo a pijà per il didietro?

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3 risposte a “Robbè, Robbè, ma quelli in Egitto…

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  2. Sal. gennaio 29, 2011 alle 8:54 am

    alla fine ce stava “culo”.

Di' pure la tua, giuro che mi interessa un casino

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