Nel mio mestiere o arte scontrosa

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La scuola dei dittatori (1)


Una dittatura è un regime in cui, invece di pensare, gli uomini citano. Essi citano tutti lo stesso libro che fa testo.

Ognuno che sappia riflettere è ora convinto che esiste anche l’alternativa della decadenza e dello sterminio. Questa è oggi la situazione spirituale delle élites più o meno in tutti i paesi progrediti. Di conseguenza esse non hanno nulla di valido da opporre, sia pure ad uso della limitata parte del pubblico accessibile alle forme superiori della cultura, all’invadente civiltà di massa. La quale si manifesta mediante l’enorme diffusione dei cosiddetti mass-media, col risultato di uniformare il modo di sentire degli individui e di distrarli da ogni pensiero autentico.

[…] la prima condizione affinché prevalga un sistema totalitario, è la paralisi dello stato democratico, cioè, una insanabile discordanza tra il vecchio sistema politico e la vita sociale radicalmente modificata; la seconda condizione è che il collasso dello stato giovi anzitutto al partito d’opposizione e conduca a esso le grandi masse, come al solo partito capace di creare un nuovo ordine; la terza condizione è che questo si riveli impreparato all’arduo compito e contribuisca anzi ad aumentare il disordine esistente, mancando in pieno alle speranze in esso riposte. Quando queste premesse sono consumate, e nessuno ne può più, irrompe sulla scena il partito totalitario. Se esso non ha alla sua testa un imbecille, ha molte probabilità di arrivare al potere.

E’ vero, una classe dirigente dispone, fino al giorno del cambiamento di regime, di tutti i mezzi materiali per difendersi. Ma difetta della volontà, della capacità, del coraggio di servirsene, e questi sono gli attributi essenziali del dominare. Prima di essere battuta e spodestata fisicamente, essa è spiritualmente già vinta. Si mantiene in piedi per forza d’inerzia, miope abulica acefala, affetta dalle malattie senili del formalismo del legalitarismo. Essa continua a prestar culto alle formule e a trincerarsi dietro il rispetto formale delle leggi e della procedura, ma queste giovano più ai suoi avversari che alla democrazia ed ora hanno un effetto contrario di quello per il quale erano state ideate.

Il colmo dell’arte di governo per i democratici dei paesi in crisi sembra consistere nell’incassare degli schiaffi per non ricevere dei calci; nel sopportare il minor male, nell’escogitare sempre nuovi compromessi per attenuare i contrasti e tentare di conciliare l’inconciliabile. Gli avversari della democrazia ne approfittano e diventano sempre più insolenti. Essi congiurano alla luce del giorno, organizzano depositi d’armi, fanno sfilare per le strade i loro aderenti in formazioni militari, aggrediscono, dieci contro uno, i capi democratici più odiati. […]. L’importante, a giudizio dei capi democratici, è di evitare parole e provvedimenti che possano irritare i faziosi e aggravare la situazione. […] Gli uomini responsabili della democrazia sanno ch’essi hanno tutto da perdere e nulla da guadagnare dall’inasprimento dei rapporti politici. Pertanto essi s’illudono di guadagnare tempo praticando la politica dello struzzo.

Da Ignazio Silone, La scuola dei dittatori, Milano, Oscar Mondadori, 1995, pp. 20-36 (il grassetto è mio).

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2 risposte a “La scuola dei dittatori (1)

  1. Angelo marzo 15, 2011 alle 6:04 pm

    Quando lo lessi, sul finire degli anni settanta, fui costrtto a rivedere tutte le mie categorie interpretative, a cominciare dallo spirito illuminista. Non fu una facile lettura, perché le certezze nell’avanzata progressita si facevano macerie. Da allora rimango impietrito davanti all’incapacità culturale di un’intera classe dirifìgente e intelettuale di capire ciò che stava accadendo e che stava per accadere. Se penso all’emarginazione cui fu soggetto Silone…

  2. matteoplatone marzo 15, 2011 alle 7:13 pm

    in effetti, rispetto a quella generazione, penso che Silone sia uno degli intellettuali italiani più sottovalutati. Forse perché di area socialista, cosa che alla sinistra marxista poteva risultare fastidioso.
    La prima edizione italiana è del ’62, mentre la prima edizione, in tedesco, è del ’38.

Di' pure la tua, giuro che mi interessa un casino

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