Nel mio mestiere o arte scontrosa

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Una proposta modesta per evitare che l’Italia soccomba per effetto della crisi, del fabbisogno energetico, dell’immigrazione clandestina e dei profughi


Leggendo i giornali, consultando internet, ascoltando la radio o, persino, guardando la tv, tre sono i problemi che affliggono la nazione e che s’imprimono indelebili nella mente. Il primo problema è la crisi, la quale prende la forma di disoccupazione, aumento delle imposte dirette (tasse) e indirette (da ultimo gli aumenti sulla benzina). Il secondo problema è quello dell’energia, che dipende da delicatissimi assetti geopolitici: mi riferisco naturalmente alla situazione nel nord-Africa, con il vento di rivolta che ha investito la Libia con la conseguenza di una guerra che, pragmaticamente, vede in ballo uno stato da cui dipendiamo per la fornitura di gas e petrolio. Senza contare lo sfruttamento delle fonti rinnovabili, che in Italia stentano a partire, e il dibattitto sul nucleare, che dopo i recenti avvenimenti in Giappone sta subendo una brusca inversione di tendenza in tutta Europa; incide inoltre sul nostro paese la spada di Damocle del referendum. Il terzo problema è quello dell’immigrazione: problema storico, vista la posizione che occupa l’Italia nel Mediterraneo, e problema accentuato dal vento di rivolta di cui sopra, che sta portando in breve tempo delle ondate di profughi cui fare fronte.
Qualunque partito e qualunque persona si occupi oggi di politica nel nostro paese, o abbia l’intenzione di farlo, deve per forza di cose mettere nella propria agenda questi tre problemi, ammesso che la sua volontà di entrare in politica sia animata da intenti sinceri, e non da semplice tornaconto personale. In ciò sono stato ispirato da un lungimirante politico inglese del passato, Jonathan Swift, che nel XVIII secolo affrontò con coraggio e lucidità il problema della sovrappopolazione tra i cattolici irlandesi.

Io ho elaborato un piano politico ed economico che condivido volentieri con chiunque rientri nella prima categoria: queste persone, desiderose di aiutare la nazione in un momento così difficile, se animate dal giusto pragmatismo potranno in breve tempo risolvere i tre problemi sopra indicati.
Per rilanciare l’occupazione, risolvere il problema dell’energia e fare fronte all’immigrazione di qualunque tipo, il primo passo è rendersi conto che l’immigrato, sia esso in regola, o clandestino o profugo costituisce prima di tutto una risorsa, e non un ostacolo o un problema. Vista la costanza con cui il fenomeno si presenta, inoltre, l’Immigrato di Qualunque Tipo (o IQT) costituisce, di fatto, una risorsa sicura e affidabile. Queste persone, dunque, non vanno mistificate per ragioni di propaganda e consenso elettorale, mantenendo il problema per poter guadagnare consenso attraverso la paura, come fa la Lega. Queste persone possono essere immediatamente coinvolte in un progetto che investa le energie biologiche.
Dopo aver naturalmente ottenuto il loro consenso, cosa abbastanza facile, vista la situazione di emergenza in cui di solito gli Immigrati di Qualunque Tipo arrivano, e il loro interesse a collaborare con le autorità del nuovo paese, una volta trovati (occorerrà naturalmente studiare leggi apposite per clandestini e profughi senza documenti), dette risorse biologiche potranno essere disposte in apposite strutture, che chiameremo biotermovalorizzatori (o, volgarmente “bioforni”), volte a sfruttare ed incrementare il loro potenziale energetico attraverso un principio alla portata di qualunque sistema produttivo: la combustione. Ciò permetterà di sfruttare appieno la loro forza lavoro per risolvere il problema dell’energia, che sarà pienamente ecosostenibile. Cosa c’è di più ecosostenibile, infatti, dell’uomo stesso?

La combustione migliorerà la resa energetica delle risorse umane impiegate, e le rimanenze potranno essere poi utilizzate come fertilizzante completamente biologico, con beneficio per l’agricoltura e per l’ecosistema.
Questa nuova industria naturalmente creerà nuovi posti sia per la progettazione, in prima istanza, sia per la costruzione; quest’ultima, oltre a lavoratori autoctoni, potrebbe veder coinvolti gli stessi Immigrati di Qualunque Tipo, ed addirittura clandestini e profughi, sottraendoli così al crudele supplizio di CPT sempre più affollati e disumani. Senza contare, nel quadro più ampio del progetto, i posti di lavori atti a garantire funzionamento e manutenzione degli impianti. Potendo disporre di strutture sul territorio da convertire (come per esempio termovalorizzatori), il tempo stimato per rendere pienamente operativo un biotermovalorizzatore è di circa sei mesi.
Qualora, per sfavorevoli e imprevedibili condizioni di geopolitica, dovesse venir meno l’apporto di Immigrati di Qualunque Tipo atti a mantenere l’apporto energetico, si potrebbero coinvolgere nel progetto altre tipologie di persone, in modo da estendere la portata risolutoria del progetto: penso ad esempio ai carcerati, agli anziani, ai portatori di handicap o ai disoccupati recidivi. Sto attualmente esaminando la compatibilità del progetto con omosessuali, ermafroditi e transessuali.
Naturalmente sono disposto a fornire dati statistici, previsioni di settore, analisi logistiche e previsioni di impatto ambientale a qualunque partito o ente vorrà approfondire l’argomento*.

*Colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente l’Alleanza Ariana dell’Illinois per l’interesse dimostrato e il sostegno economico fornito per le ricerche e per le sperimentazioni preliminari del progetto.

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Di' pure la tua, giuro che mi interessa un casino

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