Nel mio mestiere o arte scontrosa

Questo è un blog nonviolento: se non siete d'accordo con i contenuti per favore menatevi da soli

La scuola dei dittatori (4) “in una società in disordine la vecche legge libera facilita la sovversione”


Prima parte
Seconda parte
Terza parte

[…] in ogni fase del suo sviluppo, il fascismo italiano ha sempre finito col prendere la direzione contraria di quella preconizzata dal suo capo. Egli ha avuto però l’accortezza, ogni volta, di piegarsi, sacrificando la vanità all’ambizione. […] Alla fine del 1920 Mussolini credeva che il fascismo sarebbe rimasto un movimento esclusivamente cittadino, e a sua insaputa esso dilagò invece nelle campagne. Nell’estate del 1921 Mussolini si avvide che il fascismo non era più uno strumento docile nelle sue mani, lanciò un appello per il “ritorno alle origini” e strinse un patto di pacificazione con il partito socialista. I fasci delle pronvincie agraria si rivoltarono, il patto di pacificazione fu annullato e Mussolini si adattò. L’anno seguente egli stesso scherniva quei fascisti “idealisti” che chiedevano un tirono alle origini. “Tornare alle origini, come certi lo pretendevano, significa cadere nell’infantilismo o nella senilità,” egli scrisse. “Il fascismo è e dev’essere l’espressione organizzata di questa tendenza dello spirito contemporaneo, di questa ripresa classica della vita contro tutte le teorie e le razze dissolventi”.

Gli sconfitti della vita, quelli per i quali l’esistenza non ha più senso e valore e che tuttavia rifuggono dal suicidio, perché la loro disperazione non è individuale e perché si sentono internamente agitati da una vitalità che chiede di essere impiegata per qualche prova eccezionale, sono le reclute ideali degli impresari di terrore. La politica totalitaria è per essi uno stupefacente.

In una società in disordine la vecchia legge liberale facilita la sovversione. Avviene allora che reparti sempre più numerosi dell’esercito, della polizia, della magistratura, della burocrazia civile cominciano, prima in segreto e poi apertamente, a sostenere il partito fascista. L’alibi di questi funzionari è che essi tradiscono solo apparentemente le leggi, ma, rendendo servizio alla patria, obbediscono allo spirito di esse. Con la protezione de facto delle istituzioni che vuole distruggere, il fascismo può affrontare in condizioni di schiacciante superiorità gli avversari e concorrenti diretti. Badate, non si tratta mica di insinuazioni o illazioni di avversari. Dopo la marcia su Roma gli stessi interessati (ufficiali dell’esercito, capi di polizia, magistrati) non hanno avuto più ritegno di vantarsi dei servizi resi.

Non è neppure concepibile che un movimento fascista possa prendere piede e progredire senza una paralisi dell’apparato dello stato e senza il conseguente agire autonomo d’importanti organi dell’esecutivo e particolarmente di quelli aventi una coscienza politica più viva quali sono, in genere, la polizia e l’esercito.

La tecnica fascista si affermò facilmente superiore a quell’avversaria. Ad ogni attentato fascista, secondo la sua gravità, le organizzazioni operaie rispondevano con un comizio di protesta o con uno sciopero generale locale. L’uno e l’altro creavano, è vero, non pochi fastidi alle autorità e alla popolazione, ma alcuno ai fascisti. La disorganizzazione della vita pubblica che risultava dai frequenti scioperi politici finì con l’alienare alle organizzazioni operaie le simpatie di ceti sempre più larghi della popolazione. Gli stessi operai si demoralizzavano e scioperavano in sempre minor numero. V’è da aggiungere che ovunque gli antifascisti si constituivano anch’essi in piccole squadre e si procuravano armi per opporre violenza a violenza, interveniva puntualmente la polizia per disarmarli, arrestarli e processarli. Per cui, quando i fascisti passarono dalla pratica degli attentati individuali a quella delle spedizioni collettive a vasto raggio, queste si scontravano il più sovente con una massa inerme, già epurata dei suoi elementi più combattivi. I fascisti avevano così facili occasioni di far sfoggio di eroismo.

Ignazio Silone, La scuola dei dittatori, Milano, Oscar Mondadori, 1995, pp. 112-133 (il sottolineato è mio) .

Annunci

Di' pure la tua, giuro che mi interessa un casino

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: