Nel mio mestiere o arte scontrosa

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“Stolta virtù, le cave nebbie, i campi / del Democracy day / son le tue scole”


Mezza giornata se ne è andata in biblioteca, davanti al pc e chino sui libri, a preparare una lezione sul Bruto Minore di Leopardi.
Ore impiegate solo per parafrasare parola per parola quel canto, perché quella lingua, quel ritmo e quella sintassi per uno studente di oggi appartengono ad una lingua straniera; è straniera anche per me, in fondo, e allora bisogna armarsi di pazienza e vocabolari, vedere le parole al microscopio, come atomi che, legandosi in molecole, raccontano il prendere vita del sublime. Bisogna immergersi in tutti gli strati di quella complessa e ricchissima bellezza, e tenere conto di ogni dettaglio che si rivela all’intelletto. Bisogna capire perché Leopardi usa un termine invece di un altro, rendersi conto della modernità insinità nel voler dare, attraverso lingua, ritmo, sintassi e retorica, una veridicità e una prospettiva psicologica ben precisa a quel personaggio, chiamato a farsi agnello sacrificale, di fronte all’epoca moderna, della morte di ogni possibile eroismo.
Bruto che parla sudato e zuppo di sangue, e inveisce contro gli dei, bestemmiando contro il cielo. Bruto che può farlo perché la calamità lo anima di un furore paragonabile a quello dei poeti lirici, come scrive Leopardi nella Comparazione delle sentenze di Bruto Minore e di Teofrasto vicini a morte:

il concetto di Bruto fu come un’ispirazione della calamità, la quale alcune volte ha forza di rivelare all’animo nostro quasi un’altra terra, e persuaderlo vivamente di cose tali, che bisogna poi lungo tempo a fare che la ragione le trovi da se medesima, e le insegni all’universale degli uomini, o anche de’ filosofi solamente. E in questa parte l’effetto della calamità si rassomiglia al furore de’ poeti lirici, che d’un’occhiata (perocché si vengono a trovare quasi in grandissima altezza) scuoprono tanto paese quanto non ne sanno scoprire i filosofi nel tratto di molti secoli.

E allora ogni parola pronunciata da Bruto deve sostenere questa prospettiva, chi legge o ascolta deve effettivamente sentire e pensare che quelle parole Bruto le ha dette veramente, deve sentire l’autenticità di quel furore. Il Bruto Minore è un monumento che Leopardi ha eretto sulle parole tramandate dallo storico Cassio Dione, e attribuite a Bruto: “O virtù miserabile, eri una parola nuda, e io ti seguiva come tu fossi una cosa; ma tu sottostavi alla fortuna”. Parole che nel canto diventano:

Stolta virtù, le cave nebbie, i campi
Dell’inquiete larve
Son le tue scole, e ti si volge a tergo
Il pentimento. A voi, marmorei numi,
(Se numi avete in Flegetonte albergo
O su le nubi) a voi ludibrio e scherno
È la prole infelice
A cui templi chiedeste, e frodolenta
Legge al mortale insulta.

E tu questo agli studenti devi farlo vedere, devi farlo capire, sennò hai fatto solo il compito da eterno bravo studente che deve nutrire l’idea borghese di cultura e tacitare la propria ansia da prestazione accademica, in attesa di trovar posto al tavolo di lusso.
Poi torni a casa, ti colleghi a internet e leggi del Democrazia-Day… il D-Day… Giustamente c’era stato il C-Day, ora è il turno del D-Day. E’ ragionevole supporre che la prossima manifestazione si chiamerà E-Day…
Allora senti, pensi e speri che pure Leopardi qualche vaffanculo l’avrà detto… e allora, come disse l’illustre poeta, andate affanculo (ché se non l’avesse detto l’illustre poeta, non mi permetterei)!
E’ uno strazio tastare il polso freddo di questa banale retorica che deve rivestire il nulla, che deve esibire forme vuote in assenza di emozioni autentiche. Atti solo in apparenza linguistici che reiterano se stessi per inerzia. E’ uno strazio constatare la regressione culturale alimentata dalla hybris della tecnica pubblicitaria, convinta di essere efficace mentre invece, magari, dovrebbe prendere coscienza delle macerie umane che si lascia dietro, e togliere il disturbo.

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Una risposta a ““Stolta virtù, le cave nebbie, i campi / del Democracy day / son le tue scole”

  1. Fard Times aprile 4, 2011 alle 5:48 pm

    E io che credevo che il d-day fosse il giorno dedicato ai balbuzienti…

Di' pure la tua, giuro che mi interessa un casino

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