Nel mio mestiere o arte scontrosa

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Credere, obbedire, nucleare


Quello che, comunemente, è detto “pensiero scientifico” o “scienza” e parla presumibilmente come tale, troppo spesso è in realtà più vicino alla fede che alla scienza, più vicino al dogma piuttosto che al risultato di un metodo di ricerca, che richiede dati, verifiche, documentazione. Nel primo caso il discorso è “questa cosa è vera, non puoi dimostrare il contrario”, nel secondo caso il discorso è “questa cosa è vera, e ora ti dimostro come ci sono arrivato”. Ciò si vede facilmente quando a parlare sono “sacerdoti” come Veronesi. Si ha addirittura il sospetto che a parlare sia o un sacerdote idolatra, o un simoniaco. Citerò da una intervista alla Stampa alcune frasi: sono tutte assertive, tutte animate da una volontà oscurantista, ossia volte a non far capire davvero ciò che si pensa, o ad impedire di avere un’idea precisa sull’argomento trattato (in questo caso: il pericolo del nucleare). Uno scienziato non può parlare per “opinioni”, quando parla in pubblico e quando parla da scienziato: altrimenti io, da scienziato, posso discettare sull’acqua che è asciutta, sul letame commestibile e profumato, sul caffè che provoca la leucemia, sulla limonata velenosa con la stessa sicumera con cui Veronesi parla di nucleare “sicuro”.

1. Senza il nucleare l’Italia muore. Tra 50 anni finirà il petrolio, tra 80-100 il carbone, seguito poi dal gas. Qui manca fonte attendibile, chi ha effettuato questo studio. Mi è impossibile verificare ciò che dice, in linea di massima, ripercorrere a ritroso ciò che ha detto arrivando alla fonte. Ho un enunciato di partenza, dato come asserzione, e tre false spiegazioni, che sono semplicemente varianti per specificazione dell’asserzione iniziale. Non conoscendo i dati, la fonte, e l’argomento, io sono portato a pensare che Veronesi stia presentando i risultati degli unici studi condotti.
2. Come oncologo conosco molto bene le radiazioni e i modi per proteggere i pazienti. Voglio dedicare i prossimi anni ad assicurare i cittadini che non corrono rischi. I danni da radiazione, oltre un certo limite, sono naturalmente trattabili, non curabili. A meno che Veronesi non stia parlando degli X-Men. Nella frase manca completamente questo concetto (che è una verità, allo stato attuale). C’è l’idea che un bravo oncologo possa proteggere le persone dal pericolo delle radiazioni, oltre all’idea che Veronesi è una persona brava, buona e competente. La frase è dunque una pericolosa mistificazione.
3. Guardi, ci sono essenzialmente tre problemi per quanto riguarda un reattore nucleare. Primo, garantire la sicurezza nel funzionamento ordinario, obiettivo non difficile. Poi c’è la questione delle scorie e mi creda, nessuno mai al mondo è morto per inquinamento da scorie. Infine c’è il fattore umano, la possibilità di poter disporre di personale qualificato è fondamentale. Basta pensare che i due grandi incidenti nelle centrali nucleari hanno avuto una caratteristica comune: sono dipesi da errori umani. Qui dice “tre problemi”, come per sembrare preciso, ma poi è talmente generico da suscitare indignazione, se non addirittura rabbia: si danno dei problemi, si presenta subito la soluzione, che naturalmente è a portata di mano (“obiettivo non difficile”, dice, sulla sicurezza). Significativo quando usa il verbo “credere”. Inoltre c’è una falsità alla base del discorso, nell’ultima parte. È ovvio che gli incidenti dipendano dall’errore umano, è sempre errore umano, o di chi costruisce il macchinario, o di chi lo usa, o di chi lo controlla e fa manutenzione: e questo non c’entra nulla col “funzionamento ordinario”, gli incidenti sono per forza di cose “straordinari” (a meno che non si pensi al rischio che una centrale nucleare venga intenzionalmente sabotata: ma allora non bisognerebbe davvero costruirle, se il rischio fosse serio). L’idea falsa è che qualcuno sostenga il contrario, ossia che Chernobyl non sia dipesa da errori umani, così come Fukushima.
4. Lo so, ma so anche che Cernobil è qualcosa che non potrà più accadere. Là era tutto sbagliato. C’era una macchina vecchia, pensata per usi militari, non civili. Si decise di fare un esperimento, vera follia in una centrale. E il direttore dell’impianto non era un esperto di nucleare. Qui semplicemente bisognerebbe chiedere le dimissioni di Veronesi, come minimo. È notizia di oggi che in Giappone si è raggiunto il livello 7, quindi si potrebbe addirittura andare oltre Chernobyl: Veronesi o è incompetente (uno stupidotto approssimativo), o è un bugiardo. Secondo: il direttore dell’impianto non era un esperto di nucleare? Perfetto, ma a dirlo chi è? Un oncologo!… “So”: in base a cosa? Questo non è sapere, questo è “credere” e pretendere che le persone “credano”, è atto di fede (o idolatria, ossia una fede insincera) e allo stesso tempo dogma.
5. Solo una piccola parte delle scorie richiede millenni per depotenziarsi completamente. Vanno messe in sicurezza, e ci sono le soluzioni per farlo, dentro una montagna o a grandi profondità. Innanzi tutto è una stima, una teoria, ma è presentato come un dato. Poi: e quali sarebbero queste profondità e queste montagne? Queste soluzioni chi le ha trovate? Un istituto di ricerca, una persona, Veronesi stesso? Chi?
6. Non si sorprenda se dico che c’è più radioattività in un ospedale. O ancora, lo sa che c’è uranio anche in un bicchier d’acqua? Anche qui è vergognoso: c’è più radioattività rispetto a cosa? Manca il termine di paragone, è una frase ad effetto. In un ospedale c’è più radioattività rispetto a casa mia, ma non rispetto ad una centrale nucleare. Rispetto alle scorie di cui parlava prima? Ma parla di una scoria (e vorrei capire cosa sia una scoria) o delle scorie prodotte in un dato periodo di tempo da una centrale nucleare? In ogni caso stava parlando di scorie: avrebbe dovuto parlare, se c’è logica nella testa di Veronesi, delle scorie prodotte da un ospedale, non della radioattività. Poi: c’è uranio nell’acqua, ma quanto? In tutta l’acqua c’è l’uranio? Parla dell’acqua del rubinetto, o di quella minerale? Non si capisce, è un discorso oscurantista. Nell’acqua attorno a Fukushima c’è sicuramente Uranio, ma non credo parlasse di quella.
7. Ho trascorso la mia vita a combattere le paure ingiustificate. Soltanto 40 anni fa in Italia c’era ancora il timore a usare il forno a microonde, per non dire di quando cominciò a girare la storia che il pane congelato in freezer fosse cancerogeno. E la storia che la patata provoca il cancro, dichiarata anni fa da Veronesi stesso? Sta parlando di se stesso?
8. Difendo le mie posizioni di uomo di scienza. Ecco. Dove è stato scientifico il parlare di Veronesi? Solo nella sua condizione di partenza, nell’abito (sociale) che fa il monaco, purtroppo; nel camice che fa lo scienziato, in questo caso. “Io sono uomo di scienza, dunque quello che dico è scientifico”: questo è il costume del suo discorso, è un perpetuo argumentum ad verecundiam in cui ad essere citato è lui stesso: i dati che fornisce sono anonimi, provengono da lui stesso, ed hanno lo scopo di rafforzare le sue tesi. Lo scrivo perché i dati sono finti, sono fumo negli occhi, quindi si è nella retorica, non nella logica. Tutto serve a far sembrare che l’argomento sia stato trattato, e a far sembrare che chi parla ha ragione, poiché conosce la materia. Inoltre chi parla è buono (Veronesi è oncologo, sa proteggere dalle radiazioni). In una risposta dice proprio “voglio usare l’atomo a fin di bene”, “sono un uomo di pace”, come se dicesse “sono uomo di Dio”. Il suo è un discorso oscurantista.

Ci si è scandalizzati, nei giorni scorsi, per De Mattei, e per le sue dichiarazioni sia su Fukushima e sul castigo divino (dove ha confuso la teologia col vecchio Popolous 2), sia sull’Impero Romano, caduto per colpa dei costumi dissoluti e per la diffusione dell’omosessualità. Ma attenzione: paradossalmente è più credibile un De Mattei, rispetto a un Veronesi. È il secondo ad essere dogmatico, non il primo. De Mattei, con cui non sono affatto d’accordo, e che trovo criticabilissimo, ha citato in entrambi i casi delle fonti, qualcosa che è al di fuori di lui. Veronesi ha solo fatto asserzioni partendo da una tesi di partenza, ossia “il nucleare è sicuro”, senza argomentare mai, in realtà, ma limitandosi a piegare gli argomenti introdotti dalle domande a questa sua ideologia. Se un vecchietto di 80 anni, al bar sotto casa, mi dicesse che gli ospedali sono radioattivi, o mi parlasse dell’uranio nell’acqua, io, in assenza di argomentazioni e dati, lo prenderei per pazzo, o penserei alla demenza senile. E se quel vecchietto, di fronte magari ad una mia battuta mi dicesse “io sono uno scienziato, so quel che dico”, senza cambiare di una virgola al discorso, io dovrei scegliere se credere a ciò che dice, piegando quello che pensavo prima all’idea che, siccome è scienziato, allora è uomo di verità, oppure no. Ma dovrei credere ad un dogma, ossia: ogni uomo di scienza, quando parla, dice verità. Millenni fa, a pronunciare di fronte al popolo le parole di verità erano i profeti; oggi, secondo questo schema, sarebbero gli scienziati. Se devo scegliere tra credere ad un uomo ispirato da Dio, o un uomo ispirato da un alambicco, trovo assai più piacevole la prima condizione: soprattutto quando il secondo probabilmente, più che dall’alambicco, è ispirato dai soldi e dall’avidità.

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4 risposte a “Credere, obbedire, nucleare

  1. bruno saetta aprile 13, 2011 alle 12:05 pm

    L’Italia dei simpatici vecchietti che non vogliono mollare le loro poltrone non manca mai di stupire. Ogni giorno ne esce fuori uno di codesti che si ingegna ad insegnarci qualcosa, a mostrarci la verità, a noi povere menti vuote.
    Il metodo Veronesi si innesta in questa nobile campagna di evangelizzazione del cittadino, anche lui vuole mostrare al popolino imberbe quanto siano approssimative e fallaci le nostre misere conoscenze in materia di nucleare e fonti energetiche, e così, conscio delle misere capacità delle nostre menti, al fine di venire incontro alle nostre povere capacità di discernimento, anche lui, porverino, è costretto a semplificare, a eliminare tutti i paroloni troppo difficili che potrebbero sconvolgerci ed impedirci di vedere quel lampo di luce nel crescente buio che ci circonda.
    Ecco perchè si limita a pochi semplici frasi ad effetto, come il rimarcare la innocuità assoluta delle scorie nucleari, al punto che se le porterebbe in camera da letto.

    Sinceramente non sono in grado di effettuare una analisi sociologica per determinare i motivi di base che fanno dell’Italia un caso unico nel panorama europeo, unico paese fatto da vecchi per i vecchi, e dove tutto ciò che è spinta verso l’evoluzione e verso la conoscenza sembra irrimediabilmente destinato a fallire o essere messo da parte, al punto che si inventano mille modi per costringere i più giovani meritevoli a fuggire dal paese.
    Ma forse un briciolo di verità si trova in quei studiosi che hanno trovato il bandolo della matassa nel non avere avuto noi la controriforma, e nel persistente e pervicace stazionamento di uno Stato Vaticano che tutto fa tranne che occuparsi del pascolo delle anime.
    Il metodo Veronesi, così, mi pare assai simile al metodo catechistico, quella concezione della Chiesa che vede il popolino, la gente comune, come “vasi vuoti” da riempire, come diceva Paolo di Tarso. Le menti degli uomini sono solo dei materiali inerti da formare secondo le proprie necessità, ed è il metodo imperante in Italia, sussunto dai politici come regola di gestione della cosa pubblica. Non mi aspetto, quindi, nessuna dimostrazione o dialogo dai personaggi che governano o comunque gestiscono il nostro paese, perchè anche se tra loro si trovasse qualcuno che ha davvero a cuore gli interessi dei cittadini, anch’egli si rapporterebbe ad essi con fare paternalistico, del tipo “io so, e ti illuminerò il cammino!”
    Forse siamo noi italiani che rifuggiamo il dialogo con l’autorità in genere, ma da questi dirigenti non avremo mai nessun dialogo, nessuna condivisione, nessun coinvolgimento nelle scelte e nelle decisioni, come ci ha mostrato efficacemente la gestione centralizzata della ricostruzione a L’Aquila, con una scelta di metodo uguale a quella dell’Irpinia, e contraria a quella del Friuli.

    Un discorso tecnico dovrebbe essere molto lungo, ma di sicuro Veronesi ha anche ragione quando tra anni finirà il petrolio, il gas, ma quello che manca di dire è che l’uranio è quello che finirà per primo, essendo molto più scarso in natura. E manca di dire anche che le attuali centrali nucleari per lo più sono alimentate dagli scarti delle armi atomiche dell’epoca della guerra fredda. I governi che le realizzarono non hanno intenzione di rimetterci i soldi della dismissione, per questo si spinge sul nucleare ben sapendo che non è un’energia economicamente sostenibile e che le centrali nucleari durano pochissimo. A loro, in fondo, non importa. Gli è sufficiente che durino il tempo per smaltire le armi e rientrare delle spese. Come al solito gli sbagli delle nostre classi dirigenti li paghiamo noi cittadini.
    Per comprendere bene quanto sia fallimentare l’industria nucleare basta verificare il numero di centrali allacciate alla rete negli ultimi anni. Dal 1987 ad oggi quel numero è crollato letteralmente.

  2. Damiani aprile 13, 2011 alle 1:34 pm

    E dire che fino a qualche tempo fa si dissertava sulla perdita di valore della figura intellettuale. Adesso siamo allo scienziato che pratica la prostituzione.

    De Mattei ha creato un danno enorme alla percezione che ha l’opinione pubblica della comunità scientifica. Quello che meriterebbe è impronunciabile.

  3. Pingback:La selezione della settimana | YATTARAN

  4. Angelo aprile 17, 2011 alle 1:01 pm

    La comunità scientifica non ha bisogno di De Mattei per essere screditata, si scredita da sola, quando non prende posizione contro il fideismo bancario di Veronesi, spacciato per pensiero scientifico. L’unica analisi scientifica che ho letto su Veronesi è quella di Matteo Pascoletti; dal Cnr solo un obliquo silenzio, che io interpreto come complicità!

Di' pure la tua, giuro che mi interessa un casino

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