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La scuola dei dittatori (5) “Agli uomini di chiesa, come agli dèi, piacciono i vincitori”


Prima parte
Seconda parte
Terza parte
Quarta parte

A ripensare ora alla politica praticata dall’Internazionale comunista in Germania fino al 1933, non si può evitare la conclusione che essa rappresentò un aiuto prezioso e indispensabile alla vittoria di Hitler.Dal 1926 al 1929, in piena ripresa dell’attività economica, l’Internazionale comunista decise che la società capitalistica era entrata nel “terzo periodo” della sua crisi mortale, cioè in un periodo di nuove rivoluzioni e insurrezioni proletarie, durante il quale l’attività dei partiti comunisti doveva concentrarsi nella preparazione di scioperi generali e nella lotta per la dittatura del proletariato. […] La pazzesca teoria del “terzo periodo” e dell’imminente nuovo ciclo rivoluzionario condusse il partito comunista tedesco a una attività febbrile per la provocazione di apparenti e rumorosi fatti rivoluzionari. […] La rivista politico-militare del partito comunista Oktober, collezionava analizzava ed estraeva nuove regole dalle esperienze di quella guerriglia a freddo, e impartiva minuziose istruzioni tecniche sulla maniera di provocare dimostrazioni “spontanee”: come si dovesse procedere per disarmare poliziotti isolati, come si dovessero arrestare i camion di polizia chiamati di rinforzo, e cose simili. Contro i S.A. fu lanciata la parola d’ordine: “Colpite i fascisti, dovunque li incontriate!” […]. Contro tutto questo, dal punto di vista comunista, ci sarebbe stato poco da criticare, se la premessa, la famigerata teoria del “terzo periodo”, fosse stata esatta e se i disoccupati fossero stati appoggiati attivamente dagli operai delle fabbriche e dalle simpatie degli altri ceti popolari. I risultati furono invece disastrosi per il partito comunista e la democrazia. Quando scoppiò la crisi economica, il comunismo si trovò isolato non solo tra gli operai che ancora lavoravano, ma anche tra la maggioranza dei disoccupati, i quali erano ormai stanchi e disillusi per la mancata rivoluzione annunziata come imminente.

Mussolini […] non pensò mai, seriamente, a una sollevazione armata, anche se, varie volte, per saggiare le reazioni degli avversari, lasciasse spargere la voce chei fascisti vi si preparavano. L’episodio celebre di Sarzana, in cui cinquecento militi fascisti, affrontati da otto carabinieri e tre soldati, presero la fuga, e inseguiti dalla popolazione, lasciarono una decina di morti e molte decine di feriti per i campi, o appesi agli alberi o affogati nei corsi d’acqua, provò a tutti quelli che non ne erano ancora persuasi, che la forza reale delle squadre fasciste, senza l’appoggio della polizia e dell’esercito, era minima.

Al neo-dittatore non conviene mostrarsi sfrontato. Anche alla dittatura è utile ostentare titoli di legittimità, e tra essi i soli che oggi abbiano corso, sono quelli che si richiamano alla volontà popolare. E’ una menzogna, d’accordo, ma la dittatura totalitaria non può farne a meno. Rappresenta anzi una delle caratteristiche essenziali per cui le dittature moderne si differenziano dai regimi assolutisti del passato. Il neo-dittatore lascerà dunque ai suoi filosofi la riabilitazione etica delle bastonate e si preoccuperò di mascherare coem spontanei e sinceri i consensi procuratigli dal terrore.

Tenete conto che l’esercizio esclusivo di un’attività spirituale assai spesso deforma il normale equilibrio psichico, producendo il narcisismo. Solo pochi intellettuali e artisti sfuggono realmente a questa malattia professionale. Giacché nella sua inevitabile solitudine il narciso è gonfio di risentimento contro la società, egli resta profondamente commosso da eventuali omaggi del nuovo Capo dello stato. In linea generale si può dire che l’intellettuale o l’artista si compiace istintivamente di tutto ciò che favorisce la propria fama e detesta quello che la danneggia. La sua concezione del bene e del male, nel suo foro interno, poggia su queste premesse. Comunque, ogni sua eventuale incertezza scomparirà appena avrà sentore che l’omaggio autorevole potrebbe, in sua vece, favorire qualche collega. […] Il denaro, con le persone di cui stiamo parlando, non è sempre il mezzo più efficace. Ben superiore è l’adulazione.

Agli uomini di chiesa, come agli dèi, piacciono i vincitori. La loro obbedienza civile, nei confronti di qualsiasi potere, è saldamente fondata sulla credenza che ogni autorità venga da Dio e sulla raccomandazione di dare a Cesare quel ch’è di Cesare. Insomma è gente ben disposta. D’altra parte, la frontiera tra il divno e l’umano non è tracciata così nettamente da impedire che talvolta essi diano a Cesare anche quel ch’è di Dio e rivendichino a Dio quel ch’è di Cesare.

Ignazio Silone, La scuola dei dittatori, Milano, Oscar Mondadori, 1995, pp. 134-168 (il sottolineato è mio)

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