Nel mio mestiere o arte scontrosa

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20 euro lorde a pezzo


[…] nel suo ultimo editoriale la De Gregorio, con sprezzo della vergogna, scrive “abbiamo attraversato lo stato di crisi aziendale rispettando con coscienza i patti che avevamo firmato, abbiamo combattuto le rendite di posizione, abbiamo messo in sicurezza i precari di antica gestione, non ne abbiamo creati di nuovi, abbiamo sostituito le maternità, abbiamo osservato con rigore la legge”. Questo no, direttora, non lo posso sopportare, grida vendetta. Non avete rispettato la legge, non avete normalizzato i precari, non li avete messi in sicurezza, come si fa con le case terremotate. Li avete costretti ad andare via o a sottostare al ricatto della collaborazione. Mentre lei diventava un santino, mentre andava a tutte le manifestazioni e in tutte le tv a parlare di precari, di giovani e di lavoro. Non si possono fare queste cose quando la gente è in cassa integrazione a rotazione, quando uno per poter continuare a scrivere deve fare anche il cameriere e non arriva a fine mese, quando il giornale perde pezzi, dimenticandosi davvero di fare inchieste, di occuparsi del sociale e di lavoro.

Da: Valeria Calicchio, Se la direttora va via

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6 risposte a “20 euro lorde a pezzo

  1. Massimo Ribaudo giugno 18, 2011 alle 11:45 pm

    Ho fatto tanti errori nella vita. Ma sono fiero di non essere mai entrato in una corporazione. Giornalisti, avvocati, etc. si accoltellano tra loro. Questa Valeria Calicchio, esattamente come un mio viscido ex-amico (che oggi ho provveduto a cancellare) sono solo invidiosi. Chiaro, niente santini. Niente eroi. C’è andata la Calicchio in TV a farsi sputare in faccia da livorosi ministri di destra ? Ha organizzato la Calicchio marce da 30.000 persone ? Non mi sembra. Probabilmente la De Gregorio non aveva capacità gestionali. In questa fase di crisi, dove perde più copie il Corriere, mi sembra non le abbia proprio nessuno. E a Padellaro, quindi, gli è andata bene. La cosa che mi fa più schifo di questo paese è l’ingratitudine. E l’invidia. Non ha certo fatto gli interessi del Pd, Concita. (E non so se era pagata per farli). Ma c’ha messo la faccia. Ha mosso un po’ di indignazione. E senza quell’indignazione, che ognuno di noi, nel suo piccolo, ha cercato di muovere in ogni sede possibile, oggi non saremmo a festeggiare Milano, Cagliari, Napoli, Torino ed i referendum. Auguri per la carriera giornalistica di Concita De Gregorio.

    • matteoplatone giugno 18, 2011 alle 11:55 pm

      Ora, il confine tra invidia e giramento di palle è molto sottile. Tu qui leggi invidia, io ci leggo giramento di palle. Ma non mi pare dica cose false, laddove entra nel merito della questione. Non è l’unica storia al riguardo che ho raccolto, in giro, sia chiaro.
      Io ricordo L’Unità di Furio Colombo, ecco per me quello è stato l’ultimo vero giornale che si poteva dire “fondato da Antonio Gramsci”. Poi è diventato una roba tendente all’annacquato, magari con qualche picco di risalita. L’Unità della De Gregorio ho smesso presto di leggerla, e quanto a lei in particolare, è nella sua scrittura in primis che molto spesso sento mancanza di consistenza, debolezza nel pensiero, tendenza ad appiattire sul piano emozionale, difetti che si accentuano quando parla. La capacità gestionale è qualcosa che, almeno da qui, posso valutare molto, molto parzialmente.
      Sul tuo ex amico non dico nulla :D

  2. Massimo Ribaudo giugno 19, 2011 alle 12:01 am

    Per noi, (anche per me) difetti. Ma la sua audience ce l’ha. E, ripeto, i dati deve dimostrarli ufficialmente chi accusa. Ed a me sembrano molto diversi.
    Poi, se ti girano le palle, te le fai girare quando quella persone è forte ed è in carica. Ed allora si chiama coraggio. Non quando la De Gregorio viene mandata via. (Occhio che sta accadendo a tutti i giornali. Vedi Nova24 ore. Di questo si dovrebbe parlare)

  3. matteoplatone giugno 19, 2011 alle 12:18 am

    No, niente, era solo per avere l’ultima parola :D

  4. Mikiciccio giugno 27, 2011 alle 3:36 am

    Anche a me questo intervento mi è sembrato più dettato dal rancore che da una opinione diversa ben argomentata. Solo come esempio del rancore poco lucido sottolineo la frase “non avete rispettato la legge”, una frase così, le persone corrette, la fa fanno precedere da una denuncia, se veramente non si è rispettata la legge.

    • matteoplatone giugno 27, 2011 alle 8:41 am

      questi assiomi non li condivido. Le persone corrette, spesso, le denunce non le fanno e ingoiano rospi di dimensioni discrete perché il mondo del lavoro, oggi, se denunci tende a vederti come qualcosa di fastidioso e scomodo; ti ritrovi una etichetta con scritto “con tutti quelli che cercano lavoro, vuoi assumere ‘sto piantagrane? Ah, fosse così facile come dici tu, la vita :D
      Poi separiamo rancore da invidia, sono due cose diverse. Cioè mi pare anche poco realistico pretendere che uno non nutra rancore, per situazioni del genere. Mi stupirebbe il contrario. Quanto alla lucidità, ho detto qui sopra.

Di' pure la tua, giuro che mi interessa un casino

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