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La parola rivoluzione


C’è tuttavia, a partire dal 1789, una parola magica che contiene in sé ogni avvenire immaginabile, e non è mai tanto ricca di speranza come nelle situazioni disperate; è la parola rivoluzione. E da qualche tempo la si pronuncia spesso. Dovremmo essere, così pare, in pieno periodo rivoluzionario; ma di fatto tutto va come se il movimento rivoluzionario decadesse con il regime stesso che aspira a distruggere. Da oltre un secolo, ogni generazione di rivoluzionari ha di volta in volta sperato in una rivoluzione prossima; oggi, questa speranza ha perso tutto ciò che poteva servirle di supporto. Né nel regime nato dalla rivoluzione d’Ottobre, né nelle due Internazionali, né nei partiti socialisti o comunisti indipendenti, né nei sindacati, né nelle organizzazioni anarchiche, né nei piccoli gruppi di giovani sorti in così gra numero negli ultimi tempi è possibile trovare qualcosa di vigoroso, di sano o di puro; già da molto tempo la classe operaia non dà alcun segno di quella spontaneità sulla quale contava Rosa Luxemburg, e che sempre del resto, quando si è manifestata, è stata subito annegata nel sangue; le classi medie sono sedotte dalla rivoluzione unicamente quando essa è evocata, a fini demagocici, da apprendisti dittatori. Si ripete spesso che la situazione è oggettivamente rivoluzionaria, e che è solo il “fattore soggettivo” a fare difetto; come se la totale carenza della forza stessa che sola potrebbe trasformare il regime non fosse un carattere oggettivo della situazione attuale, e non occorresse cercarne le radici nella struttura della nostra società! Per questo il primo dovere che il presente ci impone è di avere sufficiente coraggio intellettuale per domandarci se il termine rivoluzione è altro che una parola, se ha un contenuto preciso, se non è semplicemente una delle numerose menzogne suscitate dal regime capitalista nel suo sviluppo e che la crisi attuale ci aiuta a dissipare.

Simone Weil, Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale

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Una risposta a “La parola rivoluzione

  1. Pingback:Siamo pronti per la rivoluzione? Da indignados a organizados | Informare per Resistere

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