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Vasco Rossi, Nonciclopedia: sulla presunta satira e sui costumi degli italiani



Per l’articolo scritto ieri per Valigia Blu, ho tenuto presente anche quello che Leopardi diceva a proposito della tendenza italiana a deridere in modo quasi sistematico e quasi sempre grossolano. E l’ho tenuto presente anche leggendo certi commenti, devo dire superficiali, nei quali chi scrive sembra sempre il depositario di concetti antichi e di lunga tradizione come “satira” e “comicità”.
Io non sapevo che bastasse avere un computer e una connessione web per diventare Aristofane o Bill Hicks.
Ma sì, dai, facciamo le battute sulla gobba di Leopardi.

Le classi superiori d’Italia sono le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni. Il popolaccio italiano è il più cinico di tutti i popolacci. Quelli che credono superiore a tutte per cinismo la nazione francese, s’ingannano. Niuna vince né uguaglia in ciò l’italiana. Essa unisce la vivacità naturale (maggiore assai di quella de’ francesi) all’indifferenza acquisita verso ogni cosa e al poco riguardo verso gli altri cagionato dalla mancanza di società, che non li fa curar gran fatto della stima e de’ riguardi altrui: laddove la società francese influisce tanto, com’è noto, anche nel popolo, ch’esso è pieno di riguardi sì verso i propri individui, sì verso l’altre classi, quanto comporta la sua natura. Se gli stranieri non conoscono bene il modo di trattare degl’italiani, massime tra loro, questo viene appunto dalla mancanza di società in Italia, onde è difficile a un estero il farsi una precisa idea delle nostre maniere sociali ordinarie, mancandogli l’occasione d’esserne facilmente e sovente testimonio, perocchè d’altronde non siamo soliti a risparmiare i forestieri. Ma nel nostro proprio commercio, per le dette ragioni, il cinismo è tale che supera di gran lunga quello di tutti gli altri popoli, parlando proporzionatamente di ciascuna classe. Per tutto si ride, e questa è la principale occupazione delle conversazioni, ma gli altri popoli altrettanto e più filosofi di noi, ma con più vita, e d’altronde con più società, ridono piuttosto delle cose che degli uomini, piuttosto degli assenti che dei presenti, perché una società stretta non può durare tra uomini continuamente occupati a deridersi in faccia gli uni e gli altri, e darsi continui segni di scambievole disprezzo. In Italia il più del riso è sopra gli uomini e i presenti. La raillerie il persifflage, cose sì poco proprie della buona conversazione altrove, occupano e formano tutto quel poco di vera conversazione che v’ha in Italia. Quest’è l’unico modo, l’unica arte di conversare che vi si conosca. Chi si distingue in essa è fra noi l’uomo di più mondo, e considerato per superiore agli altri nelle maniere e nella conversazione, quando altrove sarebbe considerato per il più insopportabile e il più alieno dal modo di conversare. Gl’Italiani posseggono l’arte di perseguitarsi scambievolmente e di se pousser à bout colle parole, più che alcun’altra nazione. Il persifflage degli altri è certamente molto più fino, il nostro ha spesso e per lo più del grossolano, ed è una specie di polissonnerie, ma con tutto questo io compiangerei quello straniero che venisse a competenza e battaglia con un italiano in genere di raillerie. I colpi di questo, benché poco artificiosi, sono sicurissimi di sconcertare senza rimedio chiunque non è esercitato e avvezzo al nostro modo di combattere, e non sa combattere alla stessa guisa. Così un uomo perito della scherma è sovente sconcertato da un imperito, o uno schermitore riposato da un furioso e in istato di trasporto. Gl’Italiani non bisognosi passano il loro tempo a deridersi scambievolmente, a pungersi fino al sangue. Come altrove è il maggior pregio il rispettar gli altri, il risparmiare il loro amor proprio, senza di che non vi può aver società, il lusingarlo senza bassezza, il procurar che gli altri sieno contenti di voi, così in Italia la principale e la più necessaria dote di chi vuole conversare, è il mostrar colle parole e coi modi ogni sorta di disprezzo verso altrui, l’offendere quanto più si possa il loro amor proprio, il lasciarli più che sia possibile mal soddisfatti di se stessi e per conseguenza di voi.

Giacomo Leopardi, Discorso sopra lo stato presente
dei costumi degl’Italiani

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2 risposte a “Vasco Rossi, Nonciclopedia: sulla presunta satira e sui costumi degli italiani

  1. Mr bean ottobre 4, 2011 alle 3:02 pm

    Da Indymedia
    http://piemonte.indymedia.org/article/13414
    http://liguria.indymedia.org/node/7764

    Vasco Rossi Vs Nonciclopedia
    Blasco querela. Nonciclopedia chiude per protesta. Fine della satira.
    Ah la mitica scuola dei cantautori. Quei moderni menestrelli/cantastorie che sono voce per chi voce non ha.
    “Care lettrici, cari lettori, cari creditori, Nonciclopedia chiude a causa di una denuncia che Vasco Rossi ha sporto contro il sito. Vasco Rossi si è sentito diffamato dalla pagina che lo riguardava. Probabilmente si terrà un processo, al termine del quale quel brufoloso ragazzino quindicenne che ha scritto la pagina dopo essere stato picchiato dai suoi compagni di classe, adesso dovrà anche pagare gli alimenti al nullatenente Vasco Rossi. Un uomo che ha vissuto l’esperienza della droga, l’esperienza del carcere, l’esperienza di stadi e folle che lo acclamavano, non poteva proprio sopportare l’idea di essere oggetto di satira su Nonciclopedia…”.
    Queste le parole di accommiato del noto sito che dal 2005 con toni dissacratori prende di mira cani e porci. Da sua Eminenza il Papa al premier Silvio Berlusconi. Eppure nessuno di questi divini sbeffeggiati s’è mai sognato di querelare Nonciclopedia.
    Vasco Rossi sì. Ha scatenato dietro Nonciclopedia la Polizia Postale. Una bella ripicca per vendicarsi delle (prensunte) offese ricevute. Non è UN GRAN BEL FILM. Protagonisti, un’ANIMA FRAGILE e ormai stanca di calcare le scene, l’avvocato di fiducia, l’addetta stampa. Un cast PRATICAMENTE PERFETTO. Forse LA NOIA della lunga convalescenza – tra cliniche e ambulatori medici – gli è stata cattiva consigliera. Non ci venga a dire che è COLPA D’ALFREDO perché se c’è una responsabilità quella semmai sarà dei suoi cattivi consiglieri. Qualcuno ha provato a dirgli che LO SHOW di cui è stato protagonista è stato piuttosto pietoso. Anche la sua manager era abbastanza DELUSA. Glie l’ha detto ieri:
    “Vasco… COME STAI? CREDI DAVVERO che sia un’idea intelligente attaccare chi dice delle cose spiritose? Ma CI CREDI? Solo perché te l’ha consigliato l’avvocato? Guarda che poi la cosa ti torna indietro come un boomerang. NON L’HAI MICA CAPITO? Sta attento GUARDA DOVE VAI…”.
    Alla notizia dell’iniziativa legale contro il sito di satira una fan del blasco ha scritto: “Caro Vasco MI PIACI PERCHE’ LE COSE CHE NON DICI son più sensate di quelle che dici”. Un altro aficionados ha replicato: “Mitico Vasco, anche se hai fatto una cappella madornale potresti essere sempre in tempo per rimediare. Non dar retta a chi ti dice che ORMAI E’ TARDI e che VA BENE VA BENE COSI’. Sai come la pensano certi avvocati, DOMANI SI’ ADESSO NO”.
    Eh si, pienamente d’accordo dove non c’è litigiosità non c’è trippa per avvocati.
    BLASCO ROSSI diffamato da Nonciclopedia? Mah, SE E’ VERO O NO non lo so. Ma poi, scusa, proprio tu ci vieni a fare la morale, tu che hai vissuto una VITA SPERICOLATA di DEVIAZIONI e di SENSAZIONI FORTI, dal VALIUM agli SBALLI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO?. Tu che a volte t’alzi la mattina e manco sai COME TI CHIAMI? Provocare la censura d’un sito che fa satira è una cosa che non ha alcUN SENSO. Caro Vasco, ma sei un bambino capriccioso che ti devi offendere così per due battute di spirito? MA QUANTI ANNI HAI? MA COSA TI FAI? Se HAI RAGIONE TU non lo so però se vuoi avere la ragione IO TI ACCONTENTO. Boh poi, obiettivamente, non capisco proprio come si fa ad arrogarsi il diritto di dire chi sono i BUONI O CATTIVI. E na cosa che “NON SOPPORTO”. Son “SENZA PAROLE”. Comunque Va Be’ (Se Proprio Te Lo Devo Dire) sappi che però non son tutti d’accordo con te. Qui C’E’ CHI DICE NO e non SIAMO SOLO NOI che la pensiamo così.
    CHE IRONIA. Prorpio tu che cantavi LIBERI, LIBERI. Ma Liberi de che? Non hai ALIBI.
    Può essere, caro Blasco, che tu non sai più RIDERE DI TE?

  2. Damiani ottobre 4, 2011 alle 8:47 pm

    Ottima riproposizione quella del Discorso leopardiano.

    Quanto materiale offre il social web! Ce n’è per legioni di Bill Hicks!

Di' pure la tua, giuro che mi interessa un casino

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