Nel mio mestiere o arte scontrosa

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Nel regno del Kitsch



La disputa fra coloro che sostengono che il mondo è stato creato da Dio e coloro che invece ritengono sia sorto spontaneamente tocca qualcosa che supera il nostro intelletto e la nostra esperienza. Molto più reale è la differenza che separa coloro che mettono in discussione l’essere così com’è stato dato all’uomo (non importa in che modo o da chi) da coloro che vi aderiscono senza riserve.

Dietro tutte le fedi europee, religiose e politiche, c’è il primo capitolo della Genesi dal quale risulta che il mondo è stato creato in maniera giusta, che l’essere è buono e che è quindi giusto moltiplicarsi. Chiamiamo questa fede fondamentale accordo categorico con l’essere.

Se ancora fino a poco tempo fa nei libri la parola merda era sostituita dai puntini, ciò non avveniva per ragioni morali, a meno che non vogliate sostenere che la merda è immorale! Il disaccordo con la merda è metafisico. Il momento della defecazione è la prova quotidiana dell’inaccettabilità della Creazione. O l’uno o l’altro: o la merda è accettabile (e allora non chiudetevi a chiave nel bagno!), oppure il modo in cui siamo stati creati è inaccettabile.

Da ciò deriva che l’ideale estetico dell’accordo categorico con l’essere è un mondo dove la merda è negata e dove tutti si comportano come se non esistesse. Questo ideale estetico si chiama Kitsch.

È questa una parola tedesca nata alla metà del sentimentale diciannovesimo secolo e poi propagatasi in tutte le lingue. A furia di usarla, però, si è cancellato il suo significato metafisico originario: il Kitsch è la negazione assoluta della merda, in senso tanto letterale quanto figurato: il Kitsch elimina dal proprio campo visivo tutto ciò che nell’esistenza umana è essenzialmente inaccettabile.

La prima rivolta interiore di Sabina contro il comunismo non aveva un carattere etico ma estetico. Ciò che la disgustava era però molto meno la bruttezza del mondo comunista (i castelli distrutti trasformati in stalle) che non la maschera di bellezza che esso portava; in altri termini: il Kitsch comunista. Il modello di questo Kitsch è la cerimonia detta del primo maggio.

Aveva visto i cortei del primo maggio all’epoca in cui la gente era ancora entusiasta, oppure fingeva ancora entusiasmo con diligenza. Le donne indossavano camicette rosse bianche e blù sicché, viste dai balconi e dalle finestre, creavano figure di vario genere: stelle a cinque punte, cuori, lettere. Tra le varie sezioni del corteo avanzavano orchestrine che suonavano ritmi di marcia. Quando il corteo si avvicinava alla tribuna centrale, anche i visi più annoiati si illuminavano di un sorriso, come a voler dimostrare di essere doverosamente contenti, o meglio di essere doverosamente d’accordo. E non si trattava di un semplice accordo politico con il comunismo, ma di un accordo con l’essere in quanto tale. La cerimonia del primo maggio si alimentava alla fonte profonda dell’accordo categorico con l’essere. La parola d’ordine non scritta e tacita non era “Viva il comunismo!”, bensì “Viva la vita!”. La forza e l’astuzia della politica comunista consistevano nel suo essersi appropriata di quella parola d’ordine. Era appunto quella stupida tautologia (“Viva la vita!”) a trascinare nel corteo comunista anche coloro che alle tesi del comunismo erano indifferenti.

[…]

I sentimenti suscitati dal Kitsch devono essere, ovviamente, tali da poter essere condivisi da una grande quantità di persone. Per questo il Kitsch non può dipendere da una situazione insolita, ma è collegato invece alle immagini fondamentali che le persone hanno inculcate nella memoria: la figlia ingrata, il padre abbandonato, i bambini che corrono sul prato, la patria tradita, il ricordo del primo amore.

Il Kitsch fa spuntare, una dietro l’altra, due lacrime di commozione. La prima lacrima dice: Come sono belli i bambini che corrono sul prato!

La seconda lacrima dice: Com’è bello essere commossi insieme a tutta l’umanità alla vista dei bambini che corrono sul prato!

È soltanto la seconda lacrima a fare del Kitsch il Kitsch.

La fratellanza di tutti gli uomini della terra sarà possibile solo sulla base del Kitsch.

Nessuno lo sa meglio degli uomini politici. Quando c’è in giro una macchina fotografica, si precipitano subito verso il bambino più vicino per sollevarlo in aria e baciarlo sulla guancia. Il Kitsch è l’ideale estetico di tutti gli uomini politici, di tutti i partiti e i movimenti politici.

In una società dove coesistono orientamenti politici diversi e dove quindi la loro influenza si annulla o si limita reciprocamente, possiamo ancora in qualche modo sfuggire all’inquisizione del Kitsch; l’individuo può conservare la sua individualità e l’artista può creare opere inattese. Ma là dove un unico movimento politico ha tutto il potere, ci troviamo di colpo nel regno del Kitsch totalitario.

Quando dico totalitario, voglio dire che tutto ciò che turba il Kitsch è bandito dalla vita: ogni espressione di individualismo (perché ogni discordanza è uno sputo in faccia alla fratellanza sorridente), ogni dubbio (perché chi comincia a dubitare di una piccolezza finirà per dubitare della vita in quanto tale), ogni ironia (perché nel regno del Kitsch ogni cosa deve essere presa con assoluta serietà), e inoltre la madre che ha abbandonato la famiglia o l’uomo che preferisce gli uomini alle donne, minacciando in tal modi il precetto divino: “crescete e moltiplicatevi!”.

Da questo punto di vista, possiamo considerare il cosiddetto gulag come una fossa settica dove il Kitsch totalitario getta i suoi rifiuti.

[…]

Nel regno del Kitsch totalitario, le risposte sono già date in precedenza ed escludono qualsivoglia domanda. Ne deriva che il vero antagonista del Kitsch totalitario è l’uomo che pone delle domande. Una domanda è come un coltello che squarcia la tela di fondale dipinto per permetterci di dare un’occhiata a ciò che si nasconde dietro. Del resto, è così che Sabina aveva spiegato a Tereza il significato dei suoi quadri: davanti c’è la menzogna comprensibile e dietro, intravista, l’incomprensibile verità.

È però vero che quelli che lottano contro i regimi totalitari possono difficilmente lottare contro interrogativi e dubbi. Hanno anch’essi bisogno delle loro certezze e verità semplici che siano comprensibili al maggior numero di persone e provochino una lacrimazione collettiva.

[…]

L’origine del Kitsch è l’accordo categorico con l’essere.

Ma qual è il fondamento dell’essere? Dio? L’individuo? L’amore? L’uomo? La donna?

Le opinioni sono diverse e perciò diversi sono anche i tipi di Kitsch: cattolico, protestante, ebraico, comunista, fascista, democratico, femminista, europeo, americano, nazionale, internazionale.

Dai tempi della Rivoluzione Francese una metà dell’Europa viene chiamata sinistra, mentre l’altra metà riceve l’appellativo di destra. È quasi impossibile definire l’una o l’altra parte sulla base dei principi teorici sui quali esse si appoggiano. Non c’è motivo di stupirsi: i movimenti politici non si fondano su posizioni razionali ma su idee, immagini, parole, archetipi che tutti insieme vanno a costituire questo o quel Kitsch politico.

L’idea della Grande Marcia che tanto inebriava Franz è un Kitsch politico che unisce la gente di sinistra di tutte le epoche e di tutte le tendenze. La Grande Marcia è questa meravigliosa avanzata, questo cammino verso la fratellanza, l’uguaglianza, la giustizia, la felicità, e ancora più lontano, oltre tutti gli ostacoli, perché devono esserci ostacoli, se la marcia deve essere la Grande Marcia.

Dittatura del proletariato o democrazia? Rifiuto della società dei consumi o aumento della produzione? Ghigliottina o abolizione della pena di morte? Non è questo l’importante. Ciò che fa di un uomo di sinistra un uomo di sinistra non è questa o quella teoria, ma la sua abilità a far sì che qualunque teoria diventi una parte di quel Kitsch chiamato Grande Marcia in avanti.

Da L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera
(Foto: Brabs)

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2 risposte a “Nel regno del Kitsch

  1. Fatjona maggio 20, 2012 alle 8:27 pm

    Com’è che ti piace Kundera?

Di' pure la tua, giuro che mi interessa un casino

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