Nel mio mestiere o arte scontrosa

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“Chi è innamorato non aspetta che gli altri si innamorino”


La religione è iniziativa assoluta. Questo portarsi al centro della verità e dell’amore, e voler essere non solo il pensiero per un uso individualistico, ma il pensiero che non esclude da sé il pensiero di ogni altro; voler essere non l’esistenza per se stessa, ma l’esistenza che si sente unita alle altre esistenze e gode di esse come di un tutto; non può attendere l’atteggiamento del tale o del tal altro per decidersi: a me sta la responsabilità del fondamento stabile, dell’atteggiamento essenziale che ci unisce malgrado tutto. Questa è, in fondo, anche una dimostrazione della libertà del mio atto religioso, che previene assolutamente il resto. La forma, l’essenza del mio atto religioso non la può determinare Tizio o Caio: egli mi darà il contenuto, l’occasione di quel momento, che potrà essere lui o un altro o chiunque sia; ma essi non debbono avere la forza di mutare il mio atto religioso che è deciso e formato dall’intimo della mia coscienza persuasa. Io non mi tengo per me la forma della nonmenzogna e della nonviolenza (che non avrebbe senso), ma la tengo pronta per i singoli casi concreti. Iniziativa assoluta che richiede persuasione, slancio, cercare, portarsi vicini, attivare, e sempre religiosamente. Il malvagio deve determinare lui il mio atto, egli violento, ed anch’io violento? Sono allora nell’intimo il suo schiavo anche se lo sottometto, perché è riuscito a tirarmi a operare come lui; e solo in questo senso si può dire che regnerebbero nel mondo i peggiori. Poiché chi ha in sé l’iniziativa assoluta è libero e fonda qualche cosa che, per lo meno, vale per sé stesso e da lui influisce sugli altri. Solo così si rinnova il mondo, per amore; e chi è innamorato non aspetta che gli altri si innamorino. Chi si guarda sempre dietro prima di muoversi, si muoverà alfine sospinto dagli altri, e senza sapere dove vada. Si vede allora che da un punto di vista religioso importa sommamente non l’ottenere una cosa o un’altra, ma il modo di ottenerla. Perché il modo vuol dire l’ispirazione che vive in quel momento, il senso della vita, l’anima, il centro. Io accarezzo una bestia, ma posso far ciò per affetto e compiacenza della sua vita; e posso far ciò per abbonirla e menarle meglio un colpo mortale. La religione porta nel modo più risoluto l’attenzione sui mezzi: i mezzi religiosi della verità e della nonviolenza sono proprio l’atto religioso; che non vale nella sua essenza perché è vantaggioso, ma in senso assoluto, per un amore che è superiore ad ogni considerazione di utilità.

– Aldo Capitini, Elementi di un’esperienza religiosa

(Immagine: nonviolenti.org)

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