Nel mio mestiere o arte scontrosa

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Here comes the nepenthes


I giorni della nepenteCome anticipato in questa intervista sul blog di Las Vegas Edizioni, domani esce per Effequ I giorni della nepente, un romanzo che ho iniziato sei anni fa, quando nemmeno sapevo che ne sarebbe uscito un romanzo. In principio era il racconto di uno che scollettava e finiva abbastanza male, e a rileggerlo avevo pensato che andava raccontata anche la storia delle altre persone coinvolte, prima del fattaccio e magari anche dopo.

Le prime stesure le ho passate in lettura a persone che conoscevo e che erano in grado di darmi un parere obiettivo e professionale. Alcune hanno detto di scavare di più, altre che avevo scritto roba pubblicabile, suggerendo editori cui proporlo. Ho dato retta alle prime. Per scrivere mi sono dato un metodo, all’inizio seguito d’istinto, poi via via applicato con rigore: finita una stesura, la editavo a freddo, cercando di leggerla come il testo di un altro. Poi, raccolti pareri da lettori forti, cercavo di guardare il testo con occhi nuovi, magari lasciandolo riposare; allora partivo con un’altra stesura, riscrivendo in pratica daccapo. Ogni volta veniva fuori uno strato nuovo: la stessa storia, ma più profonda, più complessa, più densa. Insomma: a ogni stesura si aggiungeva la storia di gente che finiva abbastanza male.

Stesura dopo stesura, sempre con questo metodo, nel 2013, mentre ero a Firenze per il reading Torino Una Sega 2, Gianluca Liguori del fu Scrittori precari mi ha presentato Francesco Quatraro di Effequ, con cui ho preso i contatti per mandare una copia del romanzo, arrivato nel frattempo alla sesta stesura. Ero in ballo con un altro editore, allora: la cosa non è andata in porto, ma ho ricevuto delle osservazioni che mi sono tornate utili per la settima e ultima stesura. I rifiuti sono una parte importante in un percorso formativo: magari ti becchi una frattura scomposta all’orgoglio, ma la riabilitazione dà rinnovata consapevolezza a ogni passo. Col tempo ho maturato un sentimento di gratitudine per chi ha fatto le critiche più nette e aspre. Se uno mi dice “questa roba che hai scritto è brutta” mi lascia indifferente. Se mi dice cosa nel testo non lo convince riesco a vedere la sua opinione nelle parole; poi magari non sono d’accordo, ma almeno riesco a intenderla. Essendo per me la scrittura una pratica, questi riscontri sono fondamentali. Ok, se uno mi scrive venti pagine di glosse un po’ mi rompo i coglioni.

Un’altra parte importante della formazione è stata la possibilità di parlare con degli scrittori, pure con la “s” maiuscola, perché sono persone abituate ad affrontare quei problemi che io, tutto sommato alle prime armi, non sapevo se fossero generati dal consesso permanente delle paranoie o se fossero pane quotidiano. Uno scrittore esperto sa dare risposte che ti fanno risparmiare molto tempo e molti sforzi; certe volte ti fa scoprire aspetti della scrittura che nemmeno immaginavi, dando salutari martellate al tuo narcisismo. Ogni volta ci ho parlato col piglio del ladro che va in casa d’altri e osserva quel che può rubare. Non esattamente la metafora più elegante del mondo, e forse dopo averla scritta verranno a mancarmi alcune amabili conversazioni, però è la verità.

Nel 2014 ho firmato il contratto con Effequ, che si chiama così perché è tipo una famiglia dove c’hanno tutti come iniziali FQ; sospetto sia così anche per il cane il gatto e il pesce rosso, ma ancora non ho verificato. Con loro mi sono trovato bene: si è lavorato in modo maieutico, che è quello che prediligo, perché gli interventi tecnici mi risultano freddi, e se non capisco lo spirito di una proposta o di una modifica il testo diventa qualcosa di estraneo e non lo sento più mio e silenziosamente mando a cagare. Nel pubblicare mi interessava fare un certo tipo di lavoro sul testo, che a scrivere e riscrivere in casa davanti al pc, stressando poi la gente a ogni stesura non è possibile fare (credo che alla fine qualcuno si sia negato accampando scuse per non urtare la mia sensibilità; lo capisco, forse a parti invertite avrei fatto lo stesso). Con loro ci sono riuscito.

Firmato il contratto, consapevole che sarei finito sugli scaffali, di legno o digitali, mi è presa in un certo senso la strizza. Tipo quando devi fare la tesi di laurea, e ti rendi conto che stai per toccare la fine di un percorso che fino ad allora avevi solo immaginato. Prima potevo perdere tempo, raccontarmela e raccontarla, cazzeggiare e tutto quanto: dopo la firma no, perché il risultato finale non avrebbe più riguardato solo me e una cerchia ristretta e riservata di persone. Per concentrami meglio ho creato una colonna sonora su Spotify: di solito non ascolto musica quando scrivo, ma nell’ultima parte del tragitto mi ha aiutato a focalizzarmi.

 

Mo se pigliate il libro non vi mettete ad ascoltarla mentre lo leggete, ché magari a voi fa un brutto effetto e poi per colpa della musica mi mettete una stellina su Goodreads Anobii.

Ps
Per i prossimi due-tre mesi almeno potrei diventare più insopportabile del solito. Vi chiedo scusa in anticipo.

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Di' pure la tua, giuro che mi interessa un casino

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