Nel mio mestiere o arte scontrosa

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Otto anni fa


Nighthawks. Edward Hopper (1942)

Nighthawks (Edward Hopper, 1942)

C’è un tempo per odiare
– Il mio l’hai guadagnato –
E un tempo per amare
In cui t’ho perdonato:
Fu nel tuo corpo vinto
(Gli occhi, il terrore immobile)
Fu nel sentire il canto
Del tuo piangere flebile.

Ormai morto, pur vivo,
Giunse per me l’inciampo
Delle tue scuse là, sul limitare,
E lo specchio delle mie.
Il riflesso attraversò entrambi.

E ogni volta che l’ipocrita,
Lo smargiasso, il ladro,
L’usuraio o il parassita,
Picchiano alla porta
Per smerciare astuzie od incanti,
E mi trovano impreparato,
Io sentirò in quel tempo
– A ogni passo, per sopravanzare –
La spina al fianco che preme e si torce
E onora la memoria
Di chi si può salvare.

E se all’eco dei passi miei
Vomiteranno scorie e moltitudini
Brillanti come luci
Di cattedrali altissime, eppur vuote,
E dovessi voltarmi, sarà per dire loro
“Quand’anche grida, o piange
E strepitante confonde,
La menzogna non ha il canto”.

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