Nel mio mestiere o arte scontrosa

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La lingua del trauma


deserto
È il silenzio la lingua del trauma:

La parli e tremi, freddo di sudore,
Aggrappato al respiro che tradisce,
I ricordi infetti di colpe;

Rabbioso la subisci
Nell’egoista che domina il palco
E al pubblico s’inchina,
Dopo averti umiliato e deriso;

Invano la scacci torcendoti
Verso bagliori di vite
Che senza attrito scivolano e passano,
Arsura e fame di Tantalo.

È santità dei pazzi
Scegliere il deserto.
Vagare ubriachi, privi di riposo
Se non da sfiniti.
Cogliere infine che mentre si muore
Da sempre si nasce, ancora non nati.

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