Nel mio mestiere o arte scontrosa

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Quel dolore gli risultava inutile e aveva preferito non sentirlo più


carcere

(Immagina via)

Quella domenica d’inizio settembre Fabio esce a comprare le sigarette e va dove Lorenzo di solito scolletta, ben sapendo di trovarlo, e un po’ è contento di vederlo vivo un po’ è scocciato perché capisce che ancora si fa, e gli dice «i soldi non te li do perché so cosa ci fai, se vuoi ho una sigaretta»; sempre meglio d’essere insultati, pensa Lorenzo, che ricorda il giorno in cui Fabio ha iniziato a guardarlo in quel modo. È stato dopo la lite per la storia di Carlo il falegname. Capita che un giorno arrestino Carlo insieme alla compagna perché coltivano marijuana per disobbedienza civile. Carlo come arriva in carcere lo mettono in isolamento, lui, che è un pacifista; quando dopo tre giorni liberano la compagna quella chiede di Carlo, e le dicono che potrà rivederlo dopo l’autopsia, e così capisce che è morto. E i randagi come Lorenzo sapevano com’era andata, se l’immaginavano, perché almeno una volta erano stati pestati da una divisa, e a loro era andata bene; il referto iniziale attribuiva la morte di Carlo a cause naturali, poi si è scoperto che era entrato in carcere in salute per uscirne, da morto, con lesioni al cervello, alla milza e al fegato. C’era stata una manifestazione per chiedere la verità sulla sua morte, e Lorenzo voleva andarci ma poi era crollato sul divano dopo una notte insonne. E siccome la stampa se ne fregava di Carlo, tranne quando la cronaca locale aveva detto che era MORTO NELL’INFERNO DELLA DROGA, Lorenzo aveva parlato di Carlo agli incontri per aspiranti ex tossici, perché bisognava far qualcosa, e Fabio aveva degli agganci, fra politica e stampa. Ma non era il momento, gli aveva spiegato Fabio, e per dire che uno è stato ammazzato in prigione ci volevano prove concrete, mica l’indignazione degli amici bastava, e poi gli incontri non erano luoghi dove fare politica, Lorenzo doveva pensare a disintossicarsi, come la sua amica Giulia, ma Lorenzo invece se ne va, prende un autobus per la stazione e lì si procura la roba, certificando l’ennesimo fallimento, perché gli faceva schifo che Carlo fosse morto massacrato e si fingesse di non vederlo, e gli faceva schifo d’essersene fregato per primo, perché altrimenti alla manifestazione ci sarebbe andato. Quel dolore gli risultava inutile e aveva preferito non sentirlo più. E una sera, mentre scolletta in giro per il centro, lo avvicina la troupe di un programma televisivo nazionale che conduce un’inchiesta sullo spaccio; una giornalista gli pianta un microfono in faccia e gli dice «ciao, è vero che la città è l’Ibiza italiana?», e Lorenzo sbotta, «ma parlate di Carlo, stronzi!», e quelli della troupe lo scacciano via, «stiamo lavorando, tossico!», «pure io», e lo spezzone non andrà in onda. E nel frattempo Fabio s’è buttato in politica col Fronte civile, e della differenza tra droghe leggere e pesanti non parla più, perché alla cooperativa hanno cambiato slogan da un pezzo, e giusto una settimana fa Lorenzo si è trovato in mano un loro volantino con scritto “non c’è vita nella droga”.

[Da I giorni della nepente – Una storia tossica]

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2 risposte a “Quel dolore gli risultava inutile e aveva preferito non sentirlo più

  1. Anna Asophia ottobre 17, 2016 alle 1:36 pm

    Ciao
    Tristezza, mista a rabbia, condensata nella consapevolezza che la società e il “fare notizia” oggi,segue mode e disinformazione e non “buon senso” o “la giusta verità” – sempre collegando il concetto di giusto a buon senso-
    ci sono però post come questo a far luce, e blog interessanti a fare un buon lavoro. quindi grazie .

Di' pure la tua, giuro che mi interessa un casino

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