Nel mio mestiere o arte scontrosa

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Archivi Categorie: I giorni della nepente

Quel dolore gli risultava inutile e aveva preferito non sentirlo più

carcere

(Immagina via)

Quella domenica d’inizio settembre Fabio esce a comprare le sigarette e va dove Lorenzo di solito scolletta, ben sapendo di trovarlo, e un po’ è contento di vederlo vivo un po’ è scocciato perché capisce che ancora si fa, e gli dice «i soldi non te li do perché so cosa ci fai, se vuoi ho una sigaretta»; sempre meglio d’essere insultati, pensa Lorenzo, che ricorda il giorno in cui Fabio ha iniziato a guardarlo in quel modo. È stato dopo la lite per la storia di Carlo il falegname. Capita che un giorno arrestino Carlo insieme alla compagna perché coltivano marijuana per disobbedienza civile. Carlo come arriva in carcere lo mettono in isolamento, lui, che è un pacifista; quando dopo tre giorni liberano la compagna quella chiede di Carlo, e le dicono che potrà rivederlo dopo l’autopsia, e così capisce che è morto. E i randagi come Lorenzo sapevano com’era andata, se l’immaginavano, perché almeno una volta erano stati pestati da una divisa, e a loro era andata bene; il referto iniziale attribuiva la morte di Carlo a cause naturali, poi si è scoperto che era entrato in carcere in salute per uscirne, da morto, con lesioni al cervello, alla milza e al fegato. C’era stata una manifestazione per chiedere la verità sulla sua morte, e Lorenzo voleva andarci ma poi era crollato sul divano dopo una notte insonne. Leggi il resto dell’articolo

Due cani

sottopassaggio Fontivegge Umbria 24

Immagine via Umbria 24

(Racconto pubblicato su UmbriaNoise n° 40 del dicembre 2015)

Non era alba la sua, ma notte trascinata come bava di lumaca. C’erano i postumi a tenergli compagnia, a due ore dal treno che l’avrebbe riportato a casa. Nell’attesa, faceva la spola tra la sala d’aspetto, lo spoglio interno della stazione di provincia, la linea gialla davanti al primo binario e i bagni. Fu là che incontrò il barbone. Acqua calda e rasoio, si radeva senza schiuma, lo zaino appoggiato al muro. Lui, com’ebbe finito di sboccare la pessima idea di colazione, si lavò la faccia nel lavello accanto; quando allungò la mano verso la carta asciugamani invase lo spazio del barbone, che si scostò giocando d’anticipo, e i loro sguardi s’incrociarono. Leggi il resto dell’articolo

Here comes the nepenthes

I giorni della nepenteCome anticipato in questa intervista sul blog di Las Vegas Edizioni, domani esce per Effequ I giorni della nepente, un romanzo che ho iniziato sei anni fa, quando nemmeno sapevo che ne sarebbe uscito un romanzo. In principio era il racconto di uno che scollettava e finiva abbastanza male, e a rileggerlo avevo pensato che andava raccontata anche la storia delle altre persone coinvolte, prima del fattaccio e magari anche dopo.

Le prime stesure le ho passate in lettura a persone che conoscevo e che erano in grado di darmi un parere obiettivo e professionale. Alcune hanno detto di scavare di più, altre che avevo scritto roba pubblicabile, suggerendo editori cui proporlo. Ho dato retta alle prime. Per scrivere mi sono dato un metodo, all’inizio seguito d’istinto, poi via via applicato con rigore: finita una stesura, la editavo a freddo, cercando di leggerla come il testo di un altro. Poi, raccolti pareri da lettori forti, cercavo di guardare il testo con occhi nuovi, magari lasciandolo riposare; allora partivo con un’altra stesura, riscrivendo in pratica daccapo. Ogni volta veniva fuori uno strato nuovo: la stessa storia, ma più profonda, più complessa, più densa. Insomma: a ogni stesura si aggiungeva la storia di gente che finiva abbastanza male. Leggi il resto dell’articolo