Nel mio mestiere o arte scontrosa

Questo è un blog nonviolento: se non siete d'accordo con i contenuti per favore menatevi da soli

«Cominciamo con le solite, piccole cose…»

gli increati antonio moresco

«Cominciamo con le solite, piccole cose…» riprende a dire la voce, dopo un po’ «la deportazione, i treni stivati di uomini, donne e bambini, 150, 200 persone per ogni vagone, la tortura della sete, i bambini che gridano e piangono, le donne che li accarezzano, che tentano di consolarli, le persone pigiate che cercano un varco per accucciarsi, l’orrore dell’umiliazione dei corpi che svuotano i loro intestini in mezzo ad altri corpi sconosciuti fino a un momento prima, l’odore spaventoso degli escrementi e dei corpi morti nella ressa dei corpi vivi, già in preda allo scatenamento degli enzimi e all’autodigestione delle cellule, le colonie di batteri in esplosione demografica per l’enorme quantità di cibo a disposizione, fino a 20.000 persone al giorno che arrivano al campo di sterminio di Treblinka, da Polonia, Bielorussia, Cecoslovacchia, Austria, Germania, Bulgaria, Bessarabia… le donne e gli uomini rapati a zero, tutte quelle teste improvvisamente nude, scuoiate, le montagne di capelli portati via a sacchi interi, le persone ammazzate all’inizio con asce, martelli, bastoni, poi nelle camere a gas, 10 camere a gas di 7 metri per l’8 l’una, 500, 600 persone nude stivate in ogni camera a gas, 5000 gasati a ogni ondata, almeno 10.000 persone gasate ogni giorno, 300.000 gasate ogni mese, le madri che nascondono o sotterrano i propri bambini sotto gli stracci e i cadaveri per cercare di salvarli, i cani che costringono le madri con i neonati in braccio a entrare nelle camere a gas, che strappano a morsi i genitali ai bambini, le guardie che spaccano le loro teste contro i muri tenendoli per i piedini, che strappano ai morti i denti d’oro con le tenaglie, le enormi griglie su cui bruciano i cadaveri che si contorcono ancora mentre sono già nel continente dei morti, l’odore di carne umana bruciata, le urla spaventose, strazianti, all’interno delle camere, mentre le guardie cominciano a erogare il gas, guardano dagli spioncini cosa sta succedendo all’interno… Ma questo è ancora niente rispetto alla piccola cosa che voglio cercare di dire alla fine. Che cosa succedeva là dentro, in quelle agonie che duravano anche mezz’ora, tra quei corpi nudi pigiati fino a spaccarsi le ossa, che non trovavano neanche il posto per cadere a terra? Che cosa succedeva? si sono sempre chiesti i vivi dentro la morte, perché nessuno è mai tornato tra loro a raccontarlo. Perché vogliono sapere anche quello, persino quello. Vogliono arrivare fin là dentro coi loro occhi, vogliono far entrare quella che credono la loro storia anche là, persino là, vogliono strappare fino a quel punto alla morte la loro storia dentro la morte. Invece neanch’io lo racconterò. Io ero là ma non lo racconterò, non lo testimonierò. Non solo perché non si deve raccontare, non si può raccontare e testimoniare, ma anche perché questa non è più la storia dei vivi, è già la storia dei morti. Là dentro la storia dei vivi gira su se stessa, non c’è più non c’è mai stata, non ci sarà. Dicevano allora quei vivi che io facevo parte di un popolo che doveva essere eliminato perché non voleva morire. Ma di che popolo facevo parte? Di un popolo che non voleva morire o del popolo dei morti? Io faccio parte del popolo dei morti. Perché la morte non viene dopo, viene prima. La porta di cemento era già stata chiusa. Il pavimento era tutto inclinato per poter far rotolare fuori i corpi morti, alla fine. “Dove sono?” mi chiedevo mentre ero là, e vedevo intorno a me cose che non racconterò, che non testimonierò, che non profanerò. “Sono dentro la storia o sono dentro la morte?”. Tutti quei corpi nudi, tutti quei corpicini avvinghiati agli altri corpi più grandi da cui erano appena scaturiti nascendo dentro la morte… Ma non dirò più nient’altro di questo, io non farò diventare tutto questo indicibile orrore la storia dei vivi, io voglio solo provare a dire quella piccola cosa, che posso cercare di dire solo perché è già dentro il continente e la storia dei morti. Voglio provare a dire solo quella piccola cosa, in confronto alla quale tutto quello che ho detto finora è niente…»

(Antonio Moresco, Gli increati)

È crollato il muro

crollo muro di Berlino

Foto via Zanichelli

È crollato il muro
ma intatta persiste
nei frammenti dispersi
la cosa separante,
la metastasi
che ingiuria e disprezza il vaccino,
e perverte il senno dei medici. Leggi il resto dell’articolo

Non sentite l’odore del fumo?

no al razzismo

Foto: via Mimmo Domenico Russo (licenza CC BY-NC-ND 2.0

NON SENTITE L’ODORE DEL FUMO
AUSCHWITZ STA FIGLIANDO

Le più grandi risorse
erano la speranza e la dignità.
Chi si rassegna, muore prima.
Non so se i giovani hanno appreso.
Se ci si lascia chiudere, terrorizzare
se ci si lascia cristallizzare
si diventa una cosa
gli altri ci diventano cose. Leggi il resto dell’articolo

Che cosa è bene che cosa è male?

Noi tutti allora eravamo convinti che bisognasse parlare e parlare, scrivere, stampare il più possibile e il più presto possibile, che tutto ciò fosse necessario per il bene dell’umanità. E noi, a migliaia, smentendoci e ingiuriandoci l’un l’altro, non facevamo che pubblicare, scrivere, per istruire gli altri. E, senza accorgerci che non sapevamo nulla, che al più semplice problema della vita – che cosa è bene che cosa è male? – non sapevamo cosa rispondere, noi tutti senza ascoltarci l’un l’altro parlavamo tutti contemporaneamente, talvolta indulgendo e lodandoci l’un con l’altro affinché anche con noi fossero indulgenti e ci lodassero, e talvolta invece irritandoci e urlando uno più forte dell’altro, proprio come in un manicomio. […] Terribilmente strano, ma ora per me chiarissimo. La vera intima teoria nostra era questa: fare in modo di avere quanti più denari e lodi possibile. Per raggiungere questo scopo noi non sapevamo far altro che scrivere libretti e giornali. E questo facevamo. Ma affinché noi si potesse fare una cosa talmente inutile, pur essendo persuasi di essere persone molto importanti, avevamo bisogno anche di una teoria che giustificasse la nostra attività.
Ed ecco che inventammo quanto segue: tutto ciò che è reale è razionale. E tutto ciò che è reale si sviluppa. Ma tutto si sviluppa per mezzo dell’istruzione. E l’istruzione si misura dalla diffusione dei libri, dei giornali. Ma a noi pagano denari e ci rispettano perché scriviamo libri e giornali, quindi noi siamo gli uomini migliori e più utili. Questa teoria sarebbe andata molto bene se noi tutti fossimo stati d’accordo; ma giacché contro ogni idea espressa da uno veniva sempre fuori un’idea diametralmente opposta, espressa da un altro, questo stesso fatto avrebbe dovuto farci ricredere. Ma di questo noi non ci accorgevamo. Ci pagavano, e le persone del nostro partito ci lodavano, di conseguenza ci ritenevamo nel giusto.
Ora è chiaro per me che non vi era nessuna differenza rispetto a un manicomio; ma allora lo sospettavo soltanto vagamente e, soltanto, come tutti i pazzi, davo del pazzo a tutti salvo che a me.

Lev Tolstoj, La confessione

Governo Renzi: agenda dei prossimi impegni

violetta
Siamo in grado di anticipare gli impegni presi da Matteo Renzi da qui alla fine del mese (#cambiaverso #lasvoltabuona #enricostaisereno #hovistounre), in modo da agevole il compito agli influencer / esperti di comunicazione / disoccupati con account Twitter che dovranno fargli i complimenti per qualunque cosa:

mercoledì 12: Taglio delle tasse alle famiglie.
giovedì 13: Vittoria torneo calcetto “Memorial Civati”.
venerdì 14: Visita scuola elementare “Luigi Berlinguer” + karaoke categoria junior.
sabato 15: Libero.
domenica 16: Comparsata a La Santa Messa, Piazza San Pietro, presso Papa Francesco. Leggi il resto dell’articolo

Se Perugia perde #ijf14

Foto: Pietro Viti

Foto: Pietro Viti

Ho lavorato per il Festival Internazionale del Giornalismo, organizzato da Arianna Ciccone e Chris Potter, nel 2012 e 2013. Ho poi lavorato per Umbrialibri 2012, evento organizzato dalla Regione Umbria. Non ho lavorato direttamente per la Regione: a una cooperativa di Perugia serviva una persona con le mie competenze (web editor, copywriter), e sono loro che mi hanno pagato alla fine.

Come spettatore ho poi partecipato a molte manifestazioni che si svolgono sul territorio, come Umbria Jazz ed Eurochocolate.

La mia conoscenza delle politiche culturali, in Umbria, è quindi abbastanza composita, abbraccia sia la parte visibile al pubblico, sia il dietro le quinte. A tal proposito colgo l’occasione per salutare tutti quelli che hanno espresso un parere sul Festival del Giornalismo senza esserci mai stati, o senza aver mai lavorato nell’organizzazione eventi: spero che nel vostro lavoro non usiate abitualmente questa superficialità da cialtroni dilettanti. Leggi il resto dell’articolo

I sondaggi di @Libero_official: più coraggio, ragazzi!

Siamo la gente, la negritudine ci temono

Ieri il sito di Forza Nuova Libero ha pubblicato questo sondaggio sull’opportunità di lasciare i propri figli in una classe a maggioranza di clandestini studenti negri stranieri. Questa linea editoriale di Libero non ci convince perché troppo checca pavida. L’invasione di negri, arabi e musi gialli Il multiculturalismo è una realtà dilagante nel Nostro Paese: ormai non si accontentano più di pagare le tasse e di prendere quei pochi soldi che riusciamo a elargire loro mentre li sfruttiamo gli diamo lavoro – soldi che spenderanno contro l’Occidente Civilizzato (© Oriana Fallaci 2001). Adesso vogliono anche dei diritti, come se non faticassimo già abbastanza nel negarli a noi italiani! Quindi certe tematiche vanno affrontate con la schiena dritta e il punto interrogativo curvo, o con la schiena dritta e il punto esclamativo altrettanto dritto, anche perché se curvi un punto esclamativo poi sembra un punto interrogativo e si perde il senso della frase. Leggi il resto dell’articolo

Grazie, Jovanotti, mi hai svoltato la giornata

Foto: Francesco Prandoni

Foto: Francesco Prandoni

Oggi ho letto sul Post questo stralcio di intervista a Jovanotti realizzata da Gramellini. Mi ha molto colpito, in particolare dove Jovanotti dice:

Il mondo è vuoto. Sorvolalo in aereo e te ne accorgerai. È bello dove c’è un sacco di gente, ci sono più opportunità. Un giorno, in una megalopoli, guardavo con orrore la favela cresciuta accanto a un quartiere ricco, ma chi era con me disse: crescere con un quartiere ricco accanto è l’unico modo in cui un ragazzo povero può pensare di cambiare la propria vita. La vera povertà è sempre povertà di visione.

Ci sono rimasto secco, perché io se vado in aereo e guardo di sotto non vedo un cazzo. Così non ho voluto aspettare che il sito della Stampa pubblicasse l’intervista integrale, mi son detto «devo trovare un’edicola aperta e comprare il giornale, leggerla, e poi twittare quanto sia magnifica». Leggi il resto dell’articolo

Aldo Cazzullo intervista Paco, il pesce rosso di Mal dei Primitives

Paco ha appena saputo che il cane di Monti è mortoPaco, lei alle ultime elezioni è stato molto critico con il centro-sinistra, eppure ha partecipato alla Festa del Pd di Bologna, come mai?
[Nuota in senso antiorario]

Cos’ha votato alle ultime elezioni?
[Fissa Aldo Cazzullo]

Anche al Senato?
[Nuota poco convinto verso sinistra]

Ed è soddisfatto di questa scelta?
[Schizza dietro una pianta di plastica dell’acquario, poi, molto timidamente, esce dal nascondiglio] Leggi il resto dell’articolo

Campo di concentramento

immagine: Elvy Cicalese

immagine: Elvy Cicalese

Alla radio trasmettevano un programma sull’emigrazione ceca. Si trattava di un montaggio di conversazioni private registrate clandestinamente da qualche spia ceca infiltratasi tra gli emigrati e ritornata poi a Praga con tutti gli onori. Erano chiacchiere di nessun conto dove, di tanto in tanto, comparivano parole dure sul regime d’occupazione, ma anche frasi nelle quali gli emigrati si davano l’un l’altro del cretino o dell’impostore. Erano proprio quelle le frasi su cui insisteva la trasmissione: dovevano dimostrare non solamente che costoro parlavano male dell’Unione Sovietica (cosa che in Boemia non indignava nessuno), ma che si insultavano a vicenda con abbondante uso di parolacce. È strano come tutti dicano parolacce dalla mattina alla sera, ma quando sentono alla radio una persona conosciuta, una persona che rispettano, dire a ogni frase “cazzo”, ci rimangono un po’ male. “È incominciata così, con Procházka” disse Tomáš continuando ad ascoltare. Leggi il resto dell’articolo