Nel mio mestiere o arte scontrosa

Questo è un blog nonviolento: se non siete d'accordo con i contenuti per favore menatevi da soli

Archivi delle etichette: poesia

La lingua del trauma

deserto
È il silenzio la lingua del trauma:

La parli e tremi, freddo di sudore,
Aggrappato al respiro che tradisce,
I ricordi infetti di colpe;

Rabbioso la subisci
Nell’egoista che domina il palco
E al pubblico s’inchina,
Dopo averti umiliato e deriso;

Invano la scacci torcendoti
Verso bagliori di vite
Che senza attrito scivolano e passano,
Arsura e fame di Tantalo.

È santità dei pazzi
Scegliere il deserto.
Vagare ubriachi, privi di riposo
Se non da sfiniti.
Cogliere infine che mentre si muore
Da sempre si nasce, ancora non nati.

Livida, fendesti la quercia

Assiolo

Livida, fendesti la quercia.

Con temperanza inedita
Che mesce desiderio e frustrazione;
Ne viene un colore freddo, verde
sangue di fegato,
Cola in sfregi esposti, li incendia,
Senza tracce si ritrae;
Scaltrezza notturna d’assiolo, che levatosi
Geme nascosto per il suo segreto
In attesa che il fuoco si plachi.

Distante, albeggia il rimbombo del tuono.

Da molte mattine impassibili,
Nella rugiada, fino alla tempesta,
O in sassate di ghiacchio, cieche e terribili;
Domata è la fiamma, la corteccia
Si rinnova, marchiata ma viva,
Fino alle radici che l’assiolo non vede.

Livida, tornasti alla quercia.

L’unica parola che dignità pronuncia

erasmus sky

immagine via

Quando avrete finito
Le vostre parole lucide e smaltate,
Gettate sui morti insepolti.

Quando avrete finito
Di mirare l’incarto confezionato,
O di pagare chi per voi lo fabbrica.

Quando sarete scesi dai pulpiti
Tronfi per la conta
Di plausi e pollici alzati.

Quando sarete infine soli
E resterà il mugghiare del vento
O il nero lucente di stelle
Sui vostri sguardi prima ubriachi.

Allora ascolterete il silenzio:
L’unica parola che dignità pronuncia,
Flebile, piangente, ossequiosa.

Otto anni fa

Nighthawks. Edward Hopper (1942)

Nighthawks (Edward Hopper, 1942)

C’è un tempo per odiare
– Il mio l’hai guadagnato –
E un tempo per amare
In cui t’ho perdonato:
Fu nel tuo corpo vinto
(Gli occhi, il terrore immobile)
Fu nel sentire il canto
Del tuo piangere flebile.

Ormai morto, pur vivo,
Giunse per me l’inciampo
Delle tue scuse là, sul limitare,
E lo specchio delle mie.
Il riflesso attraversò entrambi.

E ogni volta che l’ipocrita,
Lo smargiasso, il ladro,
L’usuraio o il parassita,
Picchiano alla porta
Per smerciare astuzie od incanti,
E mi trovano impreparato,
Io sentirò in quel tempo
– A ogni passo, per sopravanzare –
La spina al fianco che preme e si torce
E onora la memoria
Di chi si può salvare.

E se all’eco dei passi miei
Vomiteranno scorie e moltitudini
Brillanti come luci
Di cattedrali altissime, eppur vuote,
E dovessi voltarmi, sarà per dire loro
“Quand’anche grida, o piange
E strepitante confonde,
La menzogna non ha il canto”.

È crollato il muro

crollo muro di Berlino

Foto via Zanichelli

È crollato il muro
ma intatta persiste
nei frammenti dispersi
la cosa separante,
la metastasi
che ingiuria e disprezza il vaccino,
e perverte il senno dei medici. Leggi il resto dell’articolo

Non sentite l’odore del fumo?

no al razzismo

Foto: via Mimmo Domenico Russo (licenza CC BY-NC-ND 2.0

NON SENTITE L’ODORE DEL FUMO
AUSCHWITZ STA FIGLIANDO

Le più grandi risorse
erano la speranza e la dignità.
Chi si rassegna, muore prima.
Non so se i giovani hanno appreso.
Se ci si lascia chiudere, terrorizzare
se ci si lascia cristallizzare
si diventa una cosa
gli altri ci diventano cose. Leggi il resto dell’articolo

Patmos (Pier Paolo Pasolini)

Sono sotto choc
è giunto fino a Patmos sentore
di ciò che annusano i cappellani
i morti erano tutti dai cinquanta ai settanta
la mia età fra pochi anni, rivelazione di Gesù Cristo
che Dio, per istruire i suoi servi
– sulle cose che devono ben presto accadere –
ha fatto conoscere per mezzo del suo Angelo
al proprio servo Giovanni.
Ci sono là marcite; e molti pioppi. Venendo da là
vestivano di grigio e marrone; la roba pesante,
che fuma nelle osterie con le latrine all’aperto.
Poca creanza, farsi ritrovare così,
da parte di quei galantuomini non ancora del tutto romanizzati,
e sì che tutti i barocci erano spariti da un pezzo!
Ma gli usati corpi, non di monaci,
perché cattolici erano cattolici, ma s’erano sposati, fornicando
la loro parte; insomma, giusto perché dei nipotini oggi piangessero.
Solo un suicidio porterà sulle tracce del responsabile di tal pianto.
Lombardi al Governo! Tra voi e il paese c’è un abisso.
È la vostra banalità che lo scava (le «e» strette
son niente confronto al lessico; che umile dialetto non è;
lo fosse!)
E chi è sotto choc ride con gli occhi di Antonioni
Il quale attesta come parola di Dio e testimonianza di Gesù Cristo
e anche Pasolini ride,
tutto quello che ha veduto,
mentre Moravia è distratto, beato chi legge,
e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia.
Che ne piangano le loro famiglie; io ne parlo da letterato.
Oppongo al cordoglio un certo manierismo.
Di tradizioni recenti son piene le Sette Chiesuole. Leggi il resto dell’articolo

“Poesia diversa” di Danilo Dolci


C’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.

C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato. Leggi il resto dell’articolo

Sono nelle scelte


Sono nelle scelte:
I passi più incerti che mai
Nei bivi più oscuri di sempre.
Le parole non sono che l’ombra
Del trascinarsi tra onde
Di laceranti oceani.

Sono in tutte le volte che ho chinato
Il capo, illuso, da vile, che il prezzo
Spettasse a un altro, o che il domani
Si sarebbe scordato di me. Leggi il resto dell’articolo

Verso l’ultimo girone

Coraggio, non vedi l’uscita?
Mentre annaspi e bestemmi,
Nel tanfo dei miasmi
Gomito a gomito con gente che odi
Lottando contro il liquame
Che le narici assedia,
Ingiuriato dal cinico,
Umiliato dal complice,
Non vedi l’arco di luce, il bagliore
Che irrompe nello stretto di tenebra? Leggi il resto dell’articolo